XXIV Domenica del Tempo Ordinario

XXIV Domenica del Tempo Ordinario

Seg., 11 Set. 23 Lectio Divina - Ano A

"La comunità cristiana non pretende di essere una società di perfetti, ma vuole essere un luogo di perdono, una società di perdonati che ogni giorno gusta la gioia della benevolenza paterna e desidera renderla manifesta nel perdono reciproco". Ho trovato scritta questa frase girovagando qua e là fra qualche commentario e mi ha colpito molto… mi ha interrogato profondamente, tanto che continuo a chiedermi: davvero non ho la pretesa di essere perfetta, ma desidero essere luogo di perdono, spazio di misericordia?

Basterebbe questo interrogativo per meditare la liturgia di questa domenica, che comincia con una bellissima Colletta che vi propongo:

 O Dio, che ami la giustizia e ci avvolgi di perdono, 
crea in noi un cuore puro a immagine del tuo Figlio,
un cuore più grande di ogni offesa,
più luminoso di ogni ombra,
per ricordare al mondo il tuo amore senza misura.

 “Ci avvolgi di perdono…” come ci avvolge un abbraccio, come ci avvolge una calda coperta in un freddo inverno, come ci avvolge un filo d’aria fresca durante una torrida estate… e respiri a pieni polmoni… e torni a vivere!

La liturgia di questa domenica è bellissima e impegnativissima. Continuiamo a leggere ed ascoltare l'evangelista Matteo ed il suo diciottesimo capitolo. Domenica scorsa la tematica centrale era la correzione fraterna. Oggi il Signore ci fa fare un passo in più, ci fa andare un po' più in profondità, ci fa fare "un salto di qualità" parlandoci del PERDONO.

Mi sono divertita a "googlare" la parola perdono e mi è uscita questa definizione: “Atto di umanità e generosità che induce all'annullamento di qualsiasi desiderio di vendetta, di rivalsa, di punizione”.

Meditare la Parola di Dio di questa domenica, in particolare soffermarmi sul Vangelo, mi ha fatto contestare dentro di me questa definizione. Atto di umanità? Non sono d'accordo! Umanamente forse riesco a perdonare qualcuno una volta… forse due. Ma settanta volte sette, cioè infinitamente, come si fa? Com'è possibile se quando litigo per un istante con mia sorella in me nasce già il desiderio di fargliela pagare?

La dinamica raccontata da Matteo nella pericope di oggi non è lontana dalle situazioni che capita di vivere anche a me, oggi, 2000 anni dopo. Pietro si avvicina a Gesù e gli chiede: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli?». Che concretamente significa: "Quando posso smettere di perdonare e posso dire a chi mi ha ferito: adesso basta!"?

Gesù risponde senza mezze misure: si perdona senza misurare, senza contare, senza calcolare… si perdona "fino a settanta volte sette!". Ecco perché un po' mi stona quell’"atto di umanità" nella definizione su google. Con Cristo non c'è spazio alla logica umana, al risentimento umano, alla vendetta, al calcolo… Difficile, incomprensibile, irragionevole, eppur così liberante, umanizzante, sfidante: "L'unica misura del perdono è perdonare senza misura" (E. Ronchi).

Ma come prosegue il Vangelo? Matteo ci presenta una parabola che potrebbe essere benissimo una scena di vita quotidiana dei nostri giorni: la parabola dei due debitori. Il primo doveva una cifra iperbolica al suo "padrone" «allora, gettatosi a terra, lo supplicava...». Il debito, ai tempi di Gesù, era una cosa durissima, chi non riusciva a pagare diventava schiavo per sempre.

Quali sono i "debiti" che non riesco a ripagare e che mi rendono schiavo? Debiti d'amore, di attenzione, di bisogni non colmati… Pensate che ogni giorno chiediamo al Padre di rimettere i nostri debiti, nel Padre nostro! Quando noi preghiamo "rimetti i nostri debiti", stiamo chiedendo: Padre, tu che ci ami senza misura, donaci la libertà di volare, di essere noi stessi, di amare… di perdonare.

Eppure, questo servo perdonato "appena uscito" non riesce ad avere la stessa misura d'amore, che ha sperimentato per se stesso, nei confronti del fratello debitore. Mi sembra di veder la scena: liberato dal fardello pesante dei debiti, dopo aver implorato il padrone, incontra suo fratello che si trova nella sua stessa situazione e gli scaraventa addosso non amore, ma vendetta, rivendicazione, rabbia, sete di soldi e potere e ha il coraggio di urlargli addosso: "Dammi i miei centesimi"», lui al quale erano stati abbonati milioni di debiti!

La gioia della libertà che riceviamo, perché la riceviamo, perché non riusciamo a condividerla? La gioia immensa del perdono che riceviamo, perché almeno una volta lo riceviamo, perché non riusciamo a donarla all'altro?

Allora, in sostanza, cos'è il perdono? Perdonare non è tanto "condonare" qualcosa a chi mi ha ferito, trattato male, sbeffeggiato… perdonare richiede un grande sforzo da parte di chi il perdono lo deve offrire più di chi lo deve ricevere. Perdonare significa donare un'altra possibilità di amare e di essere amati: a sé stessi, in primis, e poi a chi ci ha fatto del male. Perdonare significa rompere la catena dell'odio, del dolore e della violenza per costruirne una nuova: quella dell'amore, della pazienza, della benevolenza, della sopportazione, della scusa… proprio come l'inno alla carità di San Paolo descrive l'amore.

Il Vangelo ci ricorda che possiamo vivere con altri parametri, altri modi, un "di più" di amore che parte proprio dal perdono. Chi fa l'esperienza di perdonare e di essere perdonato non è più lo stesso… ritorna a volare, a camminare a testa alta, a respirare a pieni polmoni. Chi è perdonato e perdona ritorna ad avere quel "cuore puro" che chiediamo nella Colletta di questa liturgia domenicale, perché è «il perdono che strappa dai circoli viziosi, spezza le coazioni a ripetere su altri il male subìto, rompe la catena della colpa e della vendetta, spezza le simmetrie dell'odio» (Hanna Arendt).

Allora, a che punto sono nella mia vita? Volo o sono ancorato a terra? Sono libero di amare o sono prigioniero di ferite, delusioni, perdoni non donati?

Concludo con una frase di Papa Francesco: “Il perdono è l’essenza dell’amore che sa comprendere lo sbaglio e porvi rimedio. Poveri noi se Dio non ci perdonasse! È all'interno della famiglia che ci si educa al perdono, perché si ha la certezza di essere capiti e sostenuti nonostante gli sbagli che si possono compiere” (Omelia durante la Santa Messa nella Festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe e per il Giubileo delle Famiglie, 27/12/2015).

Che le parole di Ermes Ronchi possano riecheggiare nel nostro cuore in questa domenica: "Il tempo del perdono è il coraggio dell'anticipo: perdoniamo senza aspettare che tutto si verifichi e sia a posto; è il coraggio degli inizi e delle ripartenze, perché il perdono non libera il passato, libera il futuro".

Buon "gioco d'anticipo" e buona domenica e non dimentichiamoci, come ci dice la Colletta, di ricordare al mondo l'amore senza misura di Dio che si rende visibile proprio tramite la nostra quotidianità!