Epifania del Signore

Epifania del Signore

Sex., 30 Dez. 22 Lectio Divina - Ano A

Nella solennità dell’Epifania ascoltiamo, leggiamo e meditiamo la pericope tratta dal Vangelo di Matteo: capitolo 2, versetti 1-12. È la narrazione di un viaggio: il viaggio di alcuni uomini (tre secondo la tradizione) che vengono definiti Magi. Sono uomini che sanno leggere le stelle, conoscono le profezie e sentono in cuor loro che sta per accadere un evento importante, tanto notevole da sollecitarli a mettersi in viaggio. Il loro intento è quello di incontrare il “Re dei Giudei” che è nato, perché hanno visto apparire un segno nel cielo: una stella, un Astro diverso dagli altri, una luce che già da sé indica qualcosa di nuovo, di inedito; e per questo ritengono che vale la pena di partire a cercarlo. Essi si fidano e si mettono in cammino: un cammino che li porterà lontano dalle loro terre e dalle loro sicurezze...

  • Questo movimento interpella anche noi: chi e che cosa cerco? per chi e per che cosa sto camminando nel viaggio che è la mia vita?
  • Oggi non ci è chiesto di conoscere profezie, di saper vedere segni particolari nel cielo, di metterci in viaggio verso luoghi sconosciuti o in cerca di qualcuno che non conosciamo: Gesù è già venuto per la nostra salvezza! Ma… lo sappiamo riconoscere?

Il nostro viaggio forse è meno faticoso fisicamente rispetto a quello dei Magi, tuttavia comporta lo stesso impegno e slancio del cuore.

I Magi, leggiamo, arrivano a Gerusalemme, dove però la stella non splende più; non riuscendo più a vederla, pensano di risolvere la loro incertezza chiedendo notizie al re Erode, il quale alla loro domanda resta “turbato” e si informa chiamando i sacerdoti e gli scribi per saperne di più. Questi ultimi sono a conoscenza della profezia e li rassicurano: il Bambino deve nascere a Betlemme di Giudea.

Occorre ricordare che siamo in un periodo storico molto preciso, dove i Romani dominano su tutto il territorio della Giudea e gli Ebrei, non contenti del loro dominio, aspettano la venuta del Messia che verrà a liberarli. Erode però, non volendo problemi con l’imperatore, si muove di conseguenza: richiama quegli uomini e li indirizza verso Betlemme, esortandoli a informarsi accuratamente dove è nato il bambino, affinché anche lui possa andare ad adorarlo.

I Magi si mettono di nuovo in viaggio, ed ecco la stella torna a splendere nel cielo e si ferma sul luogo dove il neonato giace. Essi provano grande gioia nel rivedere la stella e ritorna in loro la fiducia. Sentono un nuovo slancio nel cuore per andare ad adorare quel bambino che è destinato a diventare il “Re dei Giudei”.

Questo appellativo, dato a Gesù in Matteo, lo ritroviamo nel 1° e nel 27° capitolo, come se questo titolo facesse da cappello e da fine a tutta la vita di nostro Signore. Esso racchiude le due grandi umiltà del Figlio di Dio, il quale da ricco che era si è incarnato nel corpo umano, fino alla grande umiliazione della croce, per poi tornare alla gloria di Dio.

I doni che i Magi offrono a Gesù sono: oro per indicare la regalità di Gesù, concreta e umana; incenso, che è il profumo che si offre a Dio; mirra, che è un balsamo per lenire le ferite e richiama gli unguenti che servivano per la sepoltura.

Colpiscono due atteggiamenti dei Magi: la gioia nel rivedere la stella viene riferita nel versetto 10, dove è scritto: “Al vedere la stella essi provarono una grandissima gioia”; e la loro docilità nel prendere la via del ritorno; infatti l’ultimo versetto dice: “Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro Paese”.

La gioia... Quando noi proviamo gioia? Quando c’è un evento che ci fa star bene, quando incontriamo una persona cara... L’incontro con Gesù porta gioia: gioia che si trasforma in adorazione; parola che nella nostra cultura significa “’atto esteriore ed interiore di chi adora la divinità, espressione di consapevole inferiorità, di riverenza, d’amore”… Ma se torniamo alla parola greca προσκύνησις noi comprendiamo che non si tratta di un semplice mettersi in ginocchio; è un lanciarsi verso di Lui per baciarlo, proprio come quando vediamo una persona cara e ci lanciamo al suo collo. Pensiamo alla gioia del padre misericordioso! Questa è la gioia che è scaturita nei cuori dei tre viaggiatori; ed ora possono ritornare nei loro luoghi di provenienza trasformati interiormente.

Il loro rientro è particolare: oltre ad essere carichi di gioia, “sono avvertiti in sogno di non tornare da Erode, di prendere un’altra strada”. Leggendo il commento di Fausti a questo Vangelo, colpisce il fatto che il verbo ritornare in greco significa “fecero gli anacoreti, cioè si ritirarono”. L’incontro con il Signore ha cambiato la loro vita. Tornarono nelle loro terre di provenienza con la consapevolezza di dover dare un altro senso alla loro vita e al mondo.

È vero: quando facciamo una nuova esperienza in cui sentiamo il cuore toccato, abbiamo una consapevolezza diversa della realtà in cui viviamo. Se questo ci è accaduto una o più volte, proviamo a ritornarci su e rievocando quell’evento ci accorgeremo - ti accorgerai - che non potremmo farne a meno, tanto ha segnato la nostra vita; e ogniqualvolta ne facciamo memoria, in noi sorge una nuova luce, ci viene offerta una nuova chiave di lettura. In modo stupefacente, tutto è nuovo!

È l’effetto della Parola di Dio, la quale è antica ed è contemporaneamente sempre nuova: una nuova epifania, che vuol dire appunto “manifestazione” riempie il cuore di chi si lascia interrogare; e dà un’ulteriore spinta per mettersi in cammino e incontrare il Signore, proprio come è accaduto ai Magi.