Maria Santissima Madre di Dio

Maria Santissima Madre di Dio

Seg., 26 Dez. 22 Lectio Divina - Ano A

"Theotókos", Madre di Dio, è il nome con cui Maria viene onorata da tutti i fedeli cristiani, che riconoscono il singolare privilegio, a Lei sola concesso, di aver dato alla luce Gesù, vero Dio e vero Uomo

Il Concilio di Efeso nel 431 ha solennemente proclamato il dogma della divina maternità affermando che “la Persona di Cristo è Una e Divina e la Santissima Vergine deve essere riconosciuta e venerata da tutti quale vera Madre di Dio”.

La Liturgia odierna ci invita a guardare a Maria come alla Vergine feconda che ha dato agli uomini i beni della salvezza eterna e ci invita a chiedere al Padre il dono di poter sperimentare la sua intercessione, proprio perché per mezzo di lei abbiamo ricevuto l’Autore della vita (cf Orazione Colletta).

È bello dare inizio all’anno civile guardando a Maria e, contemporaneamente, riflettendo e pregando per la Pace. È stato san Paolo VI, nel 1968, a lanciare l’iniziativa della Giornata della Pace, che quest’anno ha come tema:“Nessuno può salvarsi da solo. Ripartire dal Covid-19 per tracciare insieme sentieri di pace”.

Anno dopo anno siamo sollecitati a implorare questo immenso bene che Gesù, il Principe della Pace, nato da Maria, vuole portare al mondo, purtroppo sempre ferito da piccoli o grandi conflitti.

La Parola di Dio ci illumina per vivere con intensità questa giornata speciale.

La prima lettura, tratta dall’Antico Testamento, ci consegna il brano del Libro dei Numeri (6,22-27) che riporta la benedizione di Aronne sugli Israeliti: una benedizione che implora per il popolo la custodia del Signore e la sua presenza amica; perché, quando il volto di Dio risplende su di noi, sempre ci porta pace e grazia.

La potenza di questa benedizione è amplificata dal salmo 66, che insiste sullo splendore del volto di Dio e sulla sua volontà salvifica, estesa a tutte le genti. Dio, prendendosi cura di tutti indistintamente, suscita gioia in tutte le Nazioni e sollecita il popolo israelitico a farsi portavoce della lode universale di ogni uomo e di ogni creatura.

La seconda lettura ci offre quattro versetti del IV capitolo della Lettera di S. Paolo ai Galati (vv. 4-7) in cui l’Apostolo sottolinea che Gesù è membro della comunità umana proprio grazie a Maria, che lo ha generato. Egli insiste sul fatto che l’Inviato del Padre nasce da donna e si è assoggettato alla Legge in vista di donare a tutti l’adozione a figli.

Gesù - afferma Paolo - nasce da Maria “quando venne la pienezza del tempo”, cioè quando i tempi sono diventati maturi per realizzare il divino progetto d’amore, tramite l’Incarnazione: il Verbo di Dio, preesistente ed eterno, prende la natura umana per compiere la sua missione. Per questo si sottomette alla Legge: vuole riscattare coloro che, assoggettati alle Legge come a un tutore, per la loro condizione di subordinazione ad essa non potevano godere in pienezza del loro statuto di figli ed eredi.

Proprio Maria, con la maternità divina, consente a tutta l’umanità, solidale con il Figlio di Dio fatto uomo da Lei, di ricevere il dono dell’adozione filiale. E il Padre premuroso - continua Paolo - manda a questo scopo lo Spirito, che si fa testimone e garante di questa figliolanza acquisita. È Lui infatti che, imprimendo nei cuori dei battezzati la somiglianza con il Figlio unico, li rende partecipi della qualità filiale; è Lui che con la sua azione nelle anime attesta la realtà di questo nuovo stato; ed è lo stesso Spirito santo che grida, nel cuore dei fedeli: “Abbà, Padre”, la parola confidenziale e tenera con cui Gesù ha sempre espresso la sua figliolanza.

Paolo pertanto ci ricorda - e ci rende consapevoli - che mediante la somiglianza con Cristo siamo costituiti figli di Dio; che tramite il Battesimo siamo entrati a pieno titolo nella famiglia di Dio e, divenuti coeredi con Cristo, possiamo godere del possesso di ogni sua ricchezza.

Il brano scelto dal Vangelo di Luca (2,16-21) ci porta dentro l’evento della nascita di Gesù da una prospettiva singolare: quella dei pastori. Queste persone emarginate e ritenute insignificanti dal punto di vista religioso, sono capaci di entrare nel mistero con semplicità e gioia.

Il v.16 sottolinea la loro fretta di verificare al più presto la verità dell’annuncio che è stato loro consegnato dagli Angeli; si incamminano nella notte, lasciando incustoditi i loro greggi; e la loro premura viene subito premiata: trovano con gioia la conferma della loro attesa.

Non deve sfuggirci, nel racconto di Luca, un particolare: il nome di Maria viene prima di quello di Giuseppe; un modo di esprimersi totalmente inusuale nel contesto ebraico, dove il padre è sempre nominato per primo ed è il protagonista; i pastori incontrano invece per prima Maria, la Madre, con Giuseppe e il Bimbo adagiato nella mangiatoia.

Il v.17 ci presenta questi uomini rudi e incolti che, dopo aver visto il Bambino, si fanno a loro volta “annunciatori” di ciò che hanno appreso dagli Angeli, dei segni che sono stati loro dati per riconoscere il Salvatore che è nato; capiscono che la gioia che ha riempito il loro cuore non è riservata soltanto a loro: deve estendersi a tutto il popolo, a tutti coloro che incontrano in quella notte.

Il v.18 annotando che “tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori” ci fa supporre che la notizia della nascita del Bimbo si era diffusa rapidamente; altre persone si sono radunate e ascoltando i pastori sono prese da grande meraviglia: l’evento in sé ordinario di una giovane donna che dà alla luce un bambino, seppure in condizioni di particolare disagio, ora si colora di mistero, davanti al racconto straordinario di quegli uomini semplici che si fanno portavoce di Angeli.

L’evangelista Luca nel v.19 ci presenta Maria ancora in primo piano, in un atteggiamento di riflessione e di contemplazione del mistero che sta vivendo in prima persona. Lei sola infatti sa come è divenuta madre: senza concorso d’uomo; Lei sola è custode privilegiata di “tutte queste cose” e le medita nel suo cuore, adorando!

Il v.20 ci mostra i pastori che “se ne tornarono glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto”. La gloria, che gli Angeli avevano annunciato nell’alto dei cieli, ora viene celebrata sulla terra tramite la bocca di uomini umili ed entusiasti, capaci di moltiplicare la lode e la gioia.

Dal v.21 apprendiamo che per Gesù ancora una volta si osserva la prescrizione della Legge, che prevede di imporre il nome al Bambino nell’ottavo giorno dalla nascita. Il nome Gesù, che significa Jahwèh salvezza, non è nuovo ed era già utilizzato nell’Antico Testamento; ora però, si invera in pienezza il suo significato: la Madre di Dio davvero ha generato il Salvatore!

 

Domande per la riflessione personale:

  • Questo è il motivo per cui il Verbo si è fatto uomo, e il Figlio di Dio, Figlio dell'uomo: perché l'uomo, entrando in comunione con il Verbo e ricevendo così la filiazione divina, diventasse figlio di Dio” (Adversus haereses, 3,19,1: PG 7,939; cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 460). Come mi coinvolgo in questo progetto di salvezza?
  • Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. Durante la giornata so trovare tempo per contemplare ciò che oggi il Signore fa per me, per entrare sempre più nella sua amicizia?