XXVII Domenica del Tempo Ordinario

XXVII Domenica del Tempo Ordinario

Seg., 02 Out. 23 Lectio Divina - Ano A

Il Vangelo di questa domenica affronta un tema molto caro a Gesù: la vigna, cioè il Regno di Dio.

Gsù, attraverso il linguaggio delle parabole, ha sempre cercato di raggiungere tutti i suoi discepoli e tutti coloro che lo avvicinavano, per far scoprire loro con parole semplici la grandezza di Dio e il Suo sguardo sull’umanità, così diverso rispetto al nostro.

Anche il testo evangelico odierno presenta una parabola, rivolta però “ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo”. Sì, proprio a loro, ai sapienti dell’epoca, ai dotti, ai “teologi” del suo tempo e non agli ultimi del villaggio … Gesù si rivolge agli “adulti nella fede” perché riflettano sui comportamenti, sulle parole, sui pensieri che hanno attinenza con la fede. Sono “uomini di Dio”, perciò è di fondamentale importanza che imparino a pensare come Dio, a guardare il mondo e l’umanità come la guarda Dio: con passione, coraggio, pazienza, misericordia, speranza.

La vigna citata nel racconto biblico rappresenta quel Regno di Dio a cui tutti siamo chiamati, ognuno con i suoi talenti, le proprie capacità, i propri limiti; quando la vigna non produce frutti, a chi attribuire la colpa? Alla vigna? All’uomo? A Dio?

C’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna”. Quante volte Gesù, nei suoi racconti, investe l’uomo di valore e responsabilità, mantenendo alta la sua dignità e la sua condizione di “figlio”; un Dio che non si stanca mai di scommettere sui propri figli, che continua ad avere fiducia nell’uomo anche quando questa non è contraccambiata.

Meraviglioso questo Dio, che lascia all’uomo il valore più alto che ci sia: la sua libertà; lo lascia persino libero di sbagliare, libero di non credere, libero di rivoltarglisi contro. Mai si spaventa per la debolezza del figlio, anzi abbraccia la sua fragilità ed è disposto ogni volta a ricominciare tutto daccapo, senza rancori, senza risentimenti, senza i “te l’avevo detto”…

Affida la sua vigna ai contadini lasciando che organizzino il loro lavoro; soltanto richiede i frutti quando arriva poi il momento del raccolto.

In questo momento cruciale il Vangelo di Matteo ci offre immagini inquietanti riguardo al comportamento dei contadini verso i servi che il Padrone invia a chiedere la sua parte; questi servi, in un crescendo di violenza, vengono picchiati, bastonati, lapidati, uccisi... Ma il padrone ha ancora fiducia che essi possano rispettare suo figlio e lo invia da loro. Ancora una volta un Dio fedele all’uomo, nonostante tutto; un Amore che oltrepassa la misura, anzi senza misura. Essi invece uccidono anche il figlio, pensando di poter così impossessarsi della sua eredità …

A questo punto, dopo l’uccisione di tutti quei servi, dopo la morte dello stesso figlio del padrone, Gesù pone una domanda agli ascoltatori: “Quando verrà il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?

La risposta degli interlocutori è severa: "Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo".

Matteo però nota che il “padrone della vigna” non sceglie la violenza, non elimina i vignaioli e decide dare in affitto la vigna ad altri uomini, disponibili a consegnargli i frutti a suo tempo.

Dio rimane fedele alla sua vigna: la vigna è buona, è opera delle sue mani: per produrre frutti migliori va affidata a vignaioli capaci di far tesoro di quel bene di Dio.

Alla luce di questo Vangelo sarà importante riflettere sull’epoca attuale, su quanto spesso i cristiani di oggi si sentano afflitti a causa di una vigna che sembra non produrre più; occorre riprendere in mano la nostra fede, fortificandola alla luce della Parola. Scopriremo quanto Dio sia ancora oggi fedele all’uomo, qui e ora. Lui non è cambiato, siamo noi che ci siamo fatti più tiepidi, più distanti, con una fede annacquata che, a volte, persegue fini e orizzonti in totale contraddizione con il messaggio evangelico; siamo troppe volte vignaioli capaci di bastonare, picchiare, uccidere, lapidare, travolti da relazioni ingiuste e violente, prive di quell’amore che salva e realizza le nostre vite e quelle degli altri. Cristo vuole per noi un’umanità integra, adulta, nobile: la fede ci umanizza, ci rende capaci di osare nell’amore, di costruire relazioni vere e profonde, di camminare verso la santità. Soltanto così saremo vignaioli capaci di rendere feconda la nostra opera di collaboratori nella vigna del Signore che “gli consegneranno i frutti a suo tempo”.

Per dare la nostra risposta orante alla Parola che abbiamo ascoltato, possiamo pregare il Canto della vigna del profeta Isaia (5,1-7):

Canterò a nome del mio amico
un canto d’amore alla sua vigna.
Il mio amico “Germoglio”
e “Figlio dell’unzione” aveva una vigna
l’aveva vangata e sgombrata dai sassi
vi aveva piantato viti scelte.
Vi aveva costruito nel mezzo una torre
aveva scavato un tino
sperava che facesse dell’uva,
ma fece uva selvatica.

“E ora, abitanti di Gerusalemme
e uomini di Jehudà,
pronunciate voi il giudizio
tra me e la mia vigna.
“Che fare di più alla mia vigna
di quello che ho fatto?
perché mentre aspettavo dell’uva
essa ha fatto uva selvatica?

“Ora voglio farvi conoscere
cosa farò alla mia vigna:
toglierò la sua siepe, sarà bruciata
farò brecce, sarà calpestata.
“La renderò un deserto
non sarà più sarchiata
la lascerò ai rovi e alle spine
vieterò alla pioggia di cadere”.

La vigna del Signore dell’universo
è la casa di Israele
sì, sono gli uomini di Jehudà
la sua piantagione preferita.