Domenica di Pasqua - Risurrezione del Signore

Domenica di Pasqua - Risurrezione del Signore

Seg., 15 Abr. 19 Lectio Divina - Ano C

 “Cristo, mia speranza, è risorto!”(dalla Sequenza di Pasqua).

“Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede.” Cor 15,14

Si, il Signore della Vita che era morto, ora vive! Questa è la certezza su cui poggia la nostra fede.

Con Maria Maddalena, Pietro e l’altro discepolo anche noi corriamo al sepolcro.

Lo stupore nel trovarlo vuoto riempia il nostro cuore di gioia e di speranza!

Respiriamo il profumo del sepolcro vuoto: è il profumo dei lini impregnati delle cento libbre di mirra e aloe (Gv. 19,39-40)! È il profumo della vita che ha sconfitto la morte.

Ct 1,3-4 “Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi, profumo olezzante è il tuo nome, per questo le giovinette ti amano. Attirami dietro a te, corriamo! M’introduca il re nelle sue stanze: gioiremo e ci rallegreremo per te.”

Il Signore risorto, Lui stesso, c’introduca nell’Amore.

v.1 - Nel giorno dopo il sabato: è "il primo giorno della settimana", richiama “il primo giorno” della creazione quando Dio separò le tenebre dalla luce. Riceve in eredità la sacralità del sabato ebraico. Per i Cristiani è il primo giorno della nuova settimana, l’inizio del nuovo tempo, in cui vive la creazione nuova. È il giorno memoriale della resurrezione, chiamato "giorno del Signore" (dies Domini, domenica).

Maria di Magdala: è la stessa donna presente ai piedi della croce con altre (19, 25, Mc 16,1). E’ la figura tipica del discepolo: è stata ai piedi della croce, sotto l’albero dove lo Sposo l’ha svegliata (Ct 8,5b), è la Sposa conquistata dall’infinito amore dello Sposo che ora cerca dove l’hanno deposto.

Di buon mattino, quando era ancora buio: è l’alba, le primissime ore del mattino, quando la luce è molto tenue e insieme c’è luce e tenebra. L’evangelista pone l’accento sulla mancanza di luce per evidenziare il contrasto simbolico fra tenebre-mancanza di fede e luce–accoglienza del vangelo della resurrezione. Ma è anche la condizione interiore di Maria Maddalena che cerca lo Sposo: in lei c’è la luce dell’amore ma anche lo smarrimento di non vedere l’Amato.

Al sepolcro: lì Gesù, lo Sposo, era stato deposto (19,42) e lì è posto ogni uomo. Il sepolcro è memoria, ricordo di chi abbiamo amato; diventa luogo dell’incontro del Risorto.

La pietra era stata ribaltata (tolta) dal sepolcro: il verbo "togliere" ci rimanda a Gv 1,29: il Battista indica Gesù come "l’Agnello che toglie il peccato del mondo". Questa pietra "tolta", sbalzata via dal sepolcro, è il segno materiale che la morte e il peccato sono stati "tolti" dalla resurrezione di Gesù.

v.2 - Corse allora e andò da Pietro e dall’altro discepolo: l’unica certezza per l’uomo è la morte. La pietra levata, leva l’unica certezza e Maria Maddalena non riesce a capire. Corre da coloro che condividono con lei l’amore per Gesù e la sofferenza per la sua morte terribile, ora accresciuta da questa scoperta. Vuole almeno condividere con loro l’ulteriore dolore per l’oltraggio al cadavere. Pietro, il "discepolo amato" e Maria Maddalena si distinguono per l’amore speciale che li lega a Gesù: è proprio l’amore, specie se ricambiato, che rende capaci di intuire la presenza della persona amata.

L’altro discepolo, quello che Gesù amava: è sicuramente un’aggiunta fatta dai discepoli di Giovanni, che hanno scritto, di fatto, il vangelo e hanno creato quest’espressione per esprimere l’evidente amore privilegiato che intercorre fra Gesù e questo discepolo (cfr 13, 25; 21, 4. 7). L’amicizia è amore reciproco. Gesù chiama i discepoli “amici” se compiono il suo comando (15,14) che è amarci come Lui ci ha amati. Chi ama può incontrare e credere nel Risorto perché anche lui è passato dalla morte alla vita (1Gv 3,14).

Hanno portato via il Signore dal sepolcro: Maria teme uno dei furti di cadavere che avvenivano spesso all’epoca, anche se non parla del “corpo” di Gesù ma di “Signore”. È Lui stesso, il Dio onnipotente, che ha levato, per sempre, la pietra dal sepolcro.

Non sappiamo dove l’hanno posto: lo può capire solo chi conosce le Scritture e la potenza di Dio (Mc 12,24; Mt 22,29)

v.4-5 - Correvano insieme … ma l’altro … giunse per primo … ma non entrò: la corsa rivela l’ansia che vivono questi discepoli. Il fermarsi dell’"altro discepolo" è il riconoscimento, nella sua semplicità, dell’autorità di Pietro all’interno del gruppo apostolico. Il primato (c.21) sarà sempre e comunque quello dell’amore.

v.6-7 - Le bende per terra e il sudario … piegato in un luogo a parte: già l’”altro discepolo”, pur senza entrare, aveva visto qualcosa. Pietro, varcando la soglia del sepolcro, scopre la prova che non vi era stato alcun furto del cadavere, ma stava davanti ai segni del Risorto. Nel sepolcro, tutto è in ordine, anche se manca il corpo di Gesù e Pietro riesce a vedere bene all’interno, perché la luce del giorno sta crescendo. A differenza di Lazzaro (11, 44), Gesù è risorto abbandonando del tutto il proprio vestiario funerario: i commentatori antichi fanno notare che, infatti, Lazzaro dovette poi usare quelle bende per la propria definitiva sepoltura, mentre Gesù non aveva più alcun bisogno di esse, non dovendo mai più morire (cfr Rm 6, 9). Il sepolcro è quindi diventato il letto nuziale preparato dallo Sposo per chiunque vi entrerà: tutti, prima o dopo. Non incontriamo però il potere della morte bensì la comunione perfetta con il Signore della vita: il nostro limite, la morte, diventa comunione con l’Amato.

v.8 - Allora entrò anche l’altro discepolo: la presenza nel sepolcro vuoto di due testimoni oculari risponde alle norme del diritto giudaico (8,17; Dt 19,15; Mt 18,16), e così si sottolinea l’autenticità dei segni dell’evento pasquale.

Pietro … vide … l’altro discepolo … vide e credette: anche Maria, all’inizio del racconto, aveva "visto". La versione italiana traduce tutto con lo stesso verbo, il testo originale ne usa tre diversi: theoreo per Pietro (v.6); blepo per l’altro discepolo e Maddalena (vv 1 e 5); orao (v. 8), qui, per l’altro discepolo. È da intendere una crescita della profondità spirituale di questo "vedere" che, infatti, culmina con la fede dell’altro discepolo. L’”altro discepolo” non ha visto nulla di diverso da quanto aveva già osservato Pietro; forse, egli interpreta ciò che vede diversamente dagli altri e crede in Gesù, Signore della vita pur senza vederlo. È il prototipo di quelli che crederanno in Gesù senza vederlo (v.29) perché vede con il cuore. L’amore è principio della fede che genera vita. Tuttavia la sua è una fede ancora solo iniziale, tanto che egli non trova il modo di condividerla con Maria Maddalena o Pietro. Per Giovanni il binomio "vedere e credere" è molto rilevante ed è riferito esclusivamente alla fede nella resurrezione del Signore (cfr 20,29), perché era impossibile credere davvero prima che il Signore fosse morto e risorto (cfr 14,25-26; 16,12-15). Il binomio visione – fede caratterizza tutto questo capitolo e "il discepolo amato" è presentato come un modello di fede che riesce a comprendere la verità di Dio attraverso gli avvenimenti materiali (cfr anche 21,7).

v.9 - Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura: erano impreparati alla rivelazione piena del mistero pasquale; non avevano ancora la capacità di comprendere con le Scritture i segni della presenza del Signore. Anche per i discepoli che avevano vissuto con Gesù, come per noi, l’unica porta che ci permette di attraversare la soglia della fede è la conoscenza della Scrittura (cfr Lc 24,26-27; 1Cor 15,34; At 2,27-31) alla luce dei fatti della resurrezione. Occorre la conversione a Cristo Signore (2Cor 3,12-16) donata a chi ha contemplato il suo amore e lo ama.