Salmo 98

Salmo 98

Sex., 21 Dez. 18 Lectio Divina - Salmos

Questo Salmo è un inno pressoché identico al Sal 96 ed è da considerarsi ispirato dalla fine del libro di Isaia. Inoltre quasi simili sono il messaggio e i temi cosmici e musicali. Il Sal 98 tuttavia accentua di più il tema della salvezza universale-escatologica. È un carme, che, come i precedenti Salmi 96 e 97, attinge per lo più dal Deuteroisaia. Ciononostante il Sal 98 è unitario, armonico, musicale, oltre che abbastanza vivace nelle immagini. Fra i Salmi della divina regalità di questo Libro IV il Sal 98 è l’unico non “orfano”, avendo un titolo, anche se semplicissimo (“Salmo”).

Dio ricorre con il nome “Signore” (Jhwh) sei volte e con l’espressione “nostro Dio” una volta (v. 3). Il Salmo si presenta anche come un buon modello di testo storico: vengono ricordati i prodigi del passato, si contestualizzano al presente e si proiettano al futuro nella venuta di un regno perfetto di giustizia per tutti i popoli.

Dominano i simboli dello spazio, del tempo, della musica, della regalità, che si esprime nel contesto giudiziario.

Genere letterario: inno alla regalità del Signore (Jhwh).

Divisione: il Salmo si divide in due parti: 1-3 (I parte): invito a lodare (v. 1); motivazione (= salvezza storica) (vv. 1b-3); 4-9 (II parte): invito solenne a lodare (vv. 4-8); motivazione (v. 9); giudizio escatologico.

v.1: “Cantate… un canto nuovo”: così inizia anche il Sal 96,1. L’introduzione comprende l’invito (impersonale) ad intonare il “canto nuovo” e la sua motivazione: Jahwèh ha compiuto meraviglie.
- “Perché ha compiuto prodigi”: è la motivazione (elemento cardine nel genere innico) dell’invitatorio. I “prodigi” evocano l’esodo, ma anche il nuovo esodo, cioè il ritorno dalla schiavitù babilonese, la quale diventa così spunto e simbolo, allo stesso tempo, della salvezza messianico-escatologica aperta a tutti i popoli.
- “La sua destra e il suo braccio santo”: è un antropomorfismo per esprimere i prodigi della creazione (Sal 89,11.14), dell’esodo (Es 15,16) e del nuovo esodo (Is 40,10; 51,5-9; 52,10).

v.2: “Salvezza … giustizia” il binomio appartiene allo stile del Deuteroisaia (cfr. 52,10), ma è noto anche al Tritoisaia (59,17). Esprime l’intervento salvifico di Dio. Salvezza (= vittoria), giustizia (= realizzazione dei disegni di Dio, come rivendicazione della sua autorità sul mondo e sulla storia e come fedeltà alla sua alleanza (cfr. v. 3).

v.3: “si è ricordato… amore… fedeltà”: il ricordare è un pilastro della fede d’Israele. L’amore e la fedeltà sono le due virtù caratteristiche dell’alleanza; i due termini sono spesso in coppia nel Salterio. Il “ricordo”, cioè la messa in opera, da parte di Dio, della sua “misericordia-fedeltà” avviene nel preciso contesto dell’alleanza con cui Dio si sente legato con il suo popolo in modo “indissolubile” (cfr. Salmo 25,6; 2Cr 6,42).
– “Tutti i confini della terra…”: l’espressione, oltre ad esprimere la grandezza e la meraviglia delle imprese salvifiche di Dio, suppone anche in chiave missionaria la partecipazione di tutte le genti alla gioia e ai frutti delle gesta di Dio. C’è apertura universalistica (cfr. Sal 86; 87; Is 40,5; 45,20-22; 66,18).
– “Hanno veduto…”: come negli annunci del Deuteroisaia, i popoli pagani non sono spettatori o testimoni più o meno disinteressati della salvezza operata da Dio a beneficio del suo popolo, ma anche beneficiari. 

vv.4-8: Questa seconda parte del corpo dell’inno comprende un molteplice invito, rivolto a “tutta la terra”, a festeggiare, con la varietà degli strumenti musicali, la regalità di Jahwèh (vv. 4-5).

v.4: “Con canti di gioia”: al “canto nuovo” del v. 1 si sostituisce in questa seconda parte l’invito molto più solenne (“acclami… gridate, esultate”), più universalistico (“tutta la terra”) e più gioioso (“con canti di gioia”), con strumenti musicali (vv. 5-6) e con la partecipazione di tutta la natura (vv. 7-8).
vv.5-6: L’invito a “cantare inni” e ad “acclamare” viene rinforzato dall’uso degli strumenti musicali come l’arpa, il suono melodioso (= salterio), la tromba, il corno. Sono quattro strumenti che rappresentano quelli adoperati nel tempio per il culto.
vv.7-8: Al suono degli strumenti si aggiunge la partecipazione del cosmo che fa da coro: il mare, il mondo abitato, gli stessi fiumi e le montagne sono invitati a partecipare alla lode del Signore. C’è la personificazione degli elementi della natura (cfr. Sal 96,11-12; Is 55,12).
v.8: “I fiumi battono le mani”: il gesto di accompagnamento ritmico delle mani è riferito ai popoli nel Salmo 47 e in Is 55,12 agli alberi della campagna. Qui sono i “fiumi” che battono le mani!

v.9: “Davanti al Signore che viene… a giudicare”: è la motivazione dell’invito solenne e cosmico a lodare. È anche una professione di fede nell’avvento del Signore. Egli viene nella sua regalità per un giudizio di salvezza per tutti gli uomini. Si ripete con una leggera variante la finale del Salmo 96,13.