Salmo 99

Salmo 99

Sex., 28 Dez. 18 Lectio Divina - Salmos

Il Salmo canta la regalità del Signore che siede in Sion e si erge eccelso sopra tutti i popoli.
È l’ultimo, e anche il più originale, dei “Salmi della regalità” del Signore. Si differenzia dagli altri Salmi in particolare per la ricchezza teologica, il lirismo e il tenore morale. Sebbene inizi con l’espressione “Il Signore regna” si distacca dai Salmi 96 e 98, che si ispirano al Deuteroisaia per il contenuto salvifico-escatologico; si avvicina di più al Salmo 47 e, in parte, anche al Sal 93 per il suo aspetto celebrativo-cultuale. Il Salmo 99 mostra così di essere legato al tempio e al culto, alla teologia della santità e dell’alleanza; ma non è facile definire il suo impiego in una precisa cerimonia o in una particolare festa. È stato composto nel periodo preesilico (VII o VI sec. a.C.).

La simbologia è spaziale, cultuale, regale e giudiziaria.

Genere letterario: inno della regalità del Signore (Jhwh).

Divisione: il Salmo è diviso in tre parti: 1-3: si esalta la maestà e l’universalità della regalità divina; 4-5: l’attenzione si sposta sulla potenza della regalità che si mostra nella giustizia e nel suo esercizio; 6-9: si esalta la regalità divina che si è manifestata più direttamente verso il popolo eletto e nella storia della sua alleanza con il Signore, in particolare nella pazienza di Dio e nell’esaudire i tre grandi intercessori: Mosè, Aronne e Samuele.

v.1: “Il Signore regna”: così iniziano anche i Salmi 93,1; 97,1.
– “Siede sui cherubini”: il titolo è riportato anche in Salmo 80,2; 2Re 19,15; Is 37,16. Ci si riferisce all’arca dell’alleanza, considerata trono di Dio sulla terra (Es 25,22; Nm 7,89; 10,33-35: Sal 68,2; Dt 3,53-56), che era sormontata da due cherubini.

v.2: “Grande è il Signore in Sion, eccelso sopra tutti i popoli”: benché il dominio regale di Jahwèh, in effetti, rimanga circoscritto ad un solo popolo, quello israelitico, con sede visibile sul monte Sion, per natura e per diritto acquisito nella creazione esso abbraccia tutte le famiglie dei popoli. Questo è un dato ben fermo della fede d’Israele non solo dopo l’esilio (secondo la tradizione deutero-isaiana) ma anche prima.

v.3: “Il tuo nome grande e terribile”: è la stessa persona di Dio; si denota con questi attributi (“grande e terribile”) la trascendenza divina.
– “Perché è santo”: la santità di Dio più delle altre qualità divine sottolinea la sua purissima trascendenza.
– “Santo”: è l’aggettivo fondamentale e più ricorrente nel Salmo (quattro volte nei vv. 3.5.9); significa di per sé “separato”, allontanato da ogni “impurità”. Questa separazione-trascendenza però non lo esclude dall’essere attivo nella storia. Anzi proprio nella storia salvifica egli manifesta la sua “santità” (Is 29,23; 41,14; 43,3).

v.4: “Re potente”: alla lettera: “potenza di re”. L’espressione ha valore di superlativo (= potentissimo).
– “Tu hai stabilito ciò che retto”: Dio ama la giustizia ed è la fonte della giustizia e del diritto. Queste sono la base e il fondamento stabile del mondo e della storia. L’amore della giustizia e la difesa del diritto sono le fondamenta di un trono regale ben solido. La regalità di Jahwèh si manifestò in Israele con la promulgazione della Legge che non solo rendeva possibile la convivenza civile, ma diede a degli sbandati, quali potevano essere gli Israeliti in fuga dall’Egitto, la dignità di popolo.

v.5: “Esaltate il Signore…”: si invita a lodare e adorare il Signore, che anche nella Legge manifesta la sua santità, radice della stessa regalità. L’invito si ripete quasi identico nel v. 9.
– Sgabello dei suoi piedi”: secondo il v. 9 è il monte Sion, “il suo monte santo” in genere e in senso più diretto è l’Arca dell’alleanza (Sal 132,7; 1Cr 28,2); per estensione il tempio che custodiva l’Arca e la stessa città di Gerusalemme, posta sul “monte santo”; e infine la terra stessa nei confronti del cielo, sede del trono divino (Is 66,1; Mt 5,35).

vv.6-8: Con brevi accenni al periodo dell’esodo si ricordano Mosè, Aronne e Samuele, come “custodi” e “mediatori” (vv. 6-7) dell’alleanza; si esalta l’accondiscendenza di Dio nei loro confronti ma anche la sua pazienza e severità, essendo stati a volte anch’essi trasgressori (v. 8).
v.6: “Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti”: sono chiamati sacerdoti, essendo della tribù di Levi e per la loro funzione mediatrice. In quest’ultima parte della celebrazione si parla degli antichi intermediari del patto che, nello stesso tempo, funsero da suoi custodi, come anche da intercessori presso Dio nei casi, non infrequenti, d’infedeltà da parte d’Israele. Mosè e Aronne sono detti espressamente “sacerdoti” non solo perché appartenevano alla tribù sacerdotale di Levi, ma soprattutto perché la loro funzione mediatrice presso Dio, fra Dio e il popolo, è vista nella luce del sacerdozio, anziché in quella del profetismo.
– “Samuele”: è l’unica volta che il grande profeta e giudice di Silo (cfr. 1Sam 3,20) viene menzionato nel Salterio. Samuele funse da mediatore in particolare nella fondazione della monarchia (1Sam 7,8-9; 12,16-25). Il binomio Mosè e Samuele come intercessori sacerdotali è sviluppato in particolare da Geremia.

v.7: “Parlava loro da una colonna di nubi”: si fa riferimento qui alle molteplici comunicazioni della divina volontà, da trasmettere al popolo sotto forma di “statuti”, che Dio fece con Mosè per tutto il periodo delle peregrinazioni d’Israele nel deserto.

v.8: “Un Dio paziente”: è il Dio che si manifesta in particolare nell’esodo. È questa l’immagine polivalente del Dio dell’alleanza, come si presentò ad Israele sia nel deserto che nelle epoche successive: un Dio ricco di misericordia e nello stesso tempo giustamente severo verso le trasgressioni dei suoi precetti da parte del popolo (cfr. Es 34,6-7).
– “Pur castigando i loro peccati”: quali? Una mancanza di fede (Es 32,1-6; Nm 12,1-15; Dt 3,23-26), oppure il troppo parlare di Mosè (Sal 106,33), o il parlare invece di operare? (Nm 20,8-10). Di Samuele non sono menzionate nella Bibbia particolari trasgressioni, ma i tre si possono considerare come “tipi” della vicenda di tutto il popolo eletto di fronte all’alleanza. Anche i grandi mediatori del passato sono stati bisognosi di perdono! (cfr. Sap 1,23). Alcuni studiosi hanno interpretato l’espressione “Pur castigando i loro peccati” come il castigo di Mosè e di Aronne, che non poterono entrare nella terra promessa (cfr. Nm 27,14; Dt 3,26; ecc.).

v.9: “Esaltate il Signore…”: è il terzo invito del Salmo a lodare il Signore e ad adorarlo. Fa riferimento al v. 5. La motivazione è la sua santità e la fedeltà all’alleanza con Israele, espressa dall’invocazione “nostro Dio” (cfr. Es 20,2; Dt 5,2.6-16; 6,16).