Salmo 110

Salmo 110

Qui., 21 Mar. 19 Lectio Divina - Salmos

Il Salmo 110 è un Salmo regale. Testo prodigioso nella meditazione del Nuovo Testamento e nella liturgia cristiana, esso ha, come il salmo 2, un punto di partenza concreto e storico. La figura del sovrano davidico che sta celebrando il giorno della sua intronizzazione lascia però trasparire la figura più esaltante che la fede d'Israele ha sempre atteso: il Re-Messia.

Il fedele ebreo, attraverso questa liturgia di incoronazione, "ricordava" (nel senso biblico della continuità vivente della storia santa) la volontà di Dio, che scelse Davide e la sua dinastia come mediatori della sua regalità sul mondo e della sua parola. Infatti il re qui tratteggiato è anche sacerdote (v 4), proclama l'oracolo del Signore e compie la risposta umana a Dio presiedendo il culto (Ravasi).

v.1: Oracolo del Signore al mio Signore: "Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello del tuoi piedi". Il classico oracolo dell'intronizzazione, nel protocollo ufficiale dell'incoronazione, fa balenare un orizzonte tumultuoso di nemici, di vassalli ribelli, di potenze ostili che attentano alla stabilità del regno.

L'oracolo destinato dal Signore al "signore" del salmista, cioè il re visto in luce gloriosa, ha tre contenuti tipici della cerimonia d'investitura: "sedere alla destra" (v 1), "dominio sugli avversari" (vv. 1 e 2), "filiazione divina" (v 3).

La destra è il posto privilegiato di onore o di autorità: 1Re 2,19 presenta Betsabea alla destra di Salomone come regina madre.

Il re è il luogotenente del Signore. Il palazzo regale era costruito alla destra del Tempio, sulla stessa collina, per cui realmente si può affermare che "lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion" (v 2). Ma la collocazione alla destra indica anche parità di prestigio e di dignità. È in questa linea che la risurrezione di Cristo verrà descritta, soprattutto da Giovanni e dagli inni della comunità primitiva, come "esaltazione alla destra di Dio" (Filippesi 2, 6-11; 1 Timoteo 3, 16).

Nel Salmo 80,18 l'eletto viene chiamato "l'uomo della tua destra". Assidersi implica un trono: è trasparente il tema regale. Inoltre, lo "sgabello" dove il re appoggia i piedi può avere intagliate o dipinte figure di nemici vinti (come si può vedere nel museo egizio del Cairo). In senso reale, mettere i piedi sopra il vinto è un rito di vittoria. Così Giosuè ordinerà alla sua armata vittoriosa nella battaglia contro i cinque re amorrei: "Accostatevi e ponete i vostri piedi sul collo di questi re... Siate forti e coraggiosi, perché così farà il Signore a tutti i nemici contro cui dovrete combattere" (Giosuè 10, 24-25).

v.2: "Lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion: Domina in mezzo ai suoi nemici". Secondo il Salmo 45, lo scettro è il simbolo della rettitudine e giustizia del governo. Qui è "del tuo potere", simbolo della forza.

"Domina" può tradursi così: "Perché tu domini in mezzo ai tuoi nemici". Se si legge: "lo scettro stende... da Sion", si sottolinea la radice divina del potere del re, perché esso proviene da Sion, la residenza divina; se invece si legge: "da Sion, domina in mezzo..." significa che il potere del re parte da Sion e si estende sino al territorio nemico. In ogni caso è il Signore che espande il potere del re di Giuda.

v.3: "A te il principato nel giorno della tua potenza tra santi splendori; dal seno dell'aurora, come rugiada, io ti ho generato". È un versetto difficile da decifrare. Tutte le spiegazioni fornite si possono ricondurre a due:
1) si tratta di un’interpretazione militare, e in questo caso è la continuazione del versetto precedente. Il salmo risulterebbe intensamente militare; forse si parla di arruolamento volontario per una campagna militare del sovrano. La guerra sarebbe il centro dell'attività regia, come nei salmi 20-21; 2) si tratta di intronizzazione e investitura, tipiche del mondo orientale, in cui avveniva la dichiarazione della "filiazione divina del monarca". Questa è la linea delle traduzioni greche e latine.

Il re appare nel mondo devastato come la freschezza della rugiada sul terreno riarso al sorgere dell'aurora. Infatti, in lui Dio è presente.

La lettura cristiana non ha più dubbi: nella carne di Cristo la presenza di Dio è perfetta, perché egli è figlio di Dio in senso pieno: "La promessa fatta ai padri si è compiuta, poiché Dio l'ha attuata per noi, loro figli, risuscitando Gesù, come sta scritto nel salmo secondo: Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato" (Atti 13, 32-33).

v.4: "Il Signore ha giurato e non si pente: Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek". Quel "non si pente" significa "non ritorna indietro". Il Targum (=traduzione-interpretazione aramaica dell'Antico Testamento) e alcuni autori moderni considerano Melchisedek non come nome proprio, ma come un termine generico (re di giustizia, re giusto e legittimo; "per il fatto che tu sei stato un re giusto"). Il sacerdozio eterno viene concesso ad Aronne e ai suoi figli in Esodo 40, 15; da tutto l'insieme si può dire che, nel re, al potere di governo si unisce anche l'investitura sacerdotale, per cui egli collega a Dio il suo popolo in tutti e due i sensi: da Dio riceve la Legge che propone alla nazione come norma di vita sociale; dal popolo egli innalza a Dio la risposta gioiosa del culto.

Melchisedek "re di Salem e sacerdote del Dio Altissimo" (Genesi 14, 18: testo che contiene tanti enigmi), disegna la fisionomia ideale del re davidico, anche se la tradizione giudaica successiva dividerà le due sfere di competenza, come attesta Zaccaria 6, 9-15 che sembra distinguere tra Zorobabele = Germoglio (Zorobabele avrà discendenti) e il sacerdote Giosuè. Nella stessa linea la comunità di Qumran attenderà due Messia distinti: l'uno regale e davidico, l'altro sacerdotale e aronitico.

vv.5-6-7: "Il Signore è alla tua destra, annienterà i re nel giorno della sua ira. / Giudicherà i popoli: in mezzo a cadaveri ne stritolerà la testa su vasta terra. / Lungo il cammino si disseta al torrente e solleva alta la testa". Dopo l'intermezzo sacerdotale si ritorna al contesto bellico. Il Signore assiste, alla destra del re, e lo protegge. "Il Signore sta alla mia destra, non posso vacillare" (Salmo 16,8). Sostenuto da questa certezza, il re può intraprendere la sua opera di giudizio.

La figura potente di sovrano occupa tutto il quadro. Essendo il consacrato di Dio, egli non conosce ostacoli sul suo cammino; da protagonista egli percorre la "vasta terra", seminando il suo giudizio e la sua vendetta contro i vassalli ribelli e contro chi attenta alla sua elezione. Il suo irrompere terribile conosce solo le brevi soste ai torrenti per dissetarsi. Il soldato nella campagna militare è assetato ed estenuato; lungo il cammino si imbatte in un torrente provvidenziale dal quale beve in abbondanza.

Il difficile v .7 da alcuni è stato inteso come una menzione del Cedron, il torrente ove, secondo il cerimoniale liturgico, il re doveva recarsi a bere per ricevere idealmente la forza incoercibile della sua consacrazione. Salomone, infatti, fu unto re proprio alla fonte di Ghihon del torrente Cedron.

La gigantesca figura del re che "solleva alta la testa" rivela al cristiano il volto di Cristo glorificato che, dopo aver bevuto il calice della passione, ci "disseta al torrente delle sue delizie" (Salmo 36, 9).

Nota: La valle del Cedron, detta anche Valle di Giosafat, lungo i secoli è sempre stata riservata come luogo di sepolture. Nella parte più a sud ci sono due sorgenti che rappresentavano il rifornimento idrico della città: la sorgente di Ghihon e quella di Roghel. Il Cedron nasce alle falde del Monte Scopus e, scendendo verso sud, divide la città (la spianata del Tempio e l'Ofel) dal Monte degli Ulivi. La piscina di Siloe si trova presso la confluenza della valle del Tyropeion con la valle del Cedron.

Trasposizione cristiana. Il Salmo è stato letto nella Chiesa come riferito a Gesù che, innalzato sulla croce, viene costituito Re (Giovanni 19, 17-22): "Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me" (Giovanni 12, 32). La Chiesa anche oggi col Salmo 110 "ricorda" la volontà di Dio che ha costituito il Cristo, re e sacerdote "su tutte le cose a capo della Chiesa, la quale è il suo corpo, la pienezza di colui che si realizza interamente in tutte le cose" (Efesini 1, 22-23). "Bisogna, infatti, che egli regni finché abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L'ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi" (1 Corinti 15, 25-26). La lettera agli Ebrei 8-10 tratta ampiamente dell’intronizzazione regale e sacerdotale di Cristo.

Domande per la revisione di vita:
Chi è Gesù per me? È solo un modello da imitare, oppure vivo di lui ed egli vive in me?
Se dico che è il mio Signore, in me tutto è veramente sottomesso a Lui?
Cosa è essenziale della vita cristiana, ciò che non mi può dare nessuno e che solo Cristo mi può comunicare?