Salmo 111

Salmo 111

Qui., 28 Mar. 19 Lectio Divina - Salmos

Salmo alleluiatico, come tutti i successivi fino al Salmo 117. È un Salmo alfabetico, il primo dei quattro che si trovano in questo Libro IV (cioè: 112,119 e 145); ma lo è per singoli emistichi e non per interi versetti.

Dato il carattere più marcatamente liturgico (cfr. v. 1), è probabile il suo impiego nelle feste di rinnovamento dell’alleanza (cfr. v. 9) o nella festa di Pasqua, per l’accenno al “ricordo/memoriale” (cfr. v. 4a). In questa breve, ma eccellente composizione lirica, nella cornice di un’azione di grazie coram populo, vengono celebrate le meraviglie della “historia salutis” operata da Dio a “riscatto” del suo popolo.

Si tratta di una celebrazione che mira innanzi tutto all’istruzione; vi si ravvisano, infatti, motivi tipici della parentesi deuteronomistica, insieme a quelli propriamente sapienziali.

Risale probabilmente al tempo del postesilio, per la fissità delle formule della storia salvifica usate.

Dal punto di vista letterario, il salmista, considerata la scelta dell’acrostico per emistichio, si avvale di formule dense e stringate, rinunciando alla legge del parallelismo.

La simbologia è soprattutto temporale e teologica: “il tempo” di Dio, che corrisponde all’eternità.

Genere letterario: inno, con motivi di ringraziamento individuale.

Divisione: v. 1: introduzione: proposito di ringraziare il Signore; vv. 2-3: motivazione generale solenne; vv. 4-9: corpo: racconto delle azioni salvifiche di Dio; v. 10: conclusione: riflessione sapienziale (stimolo alla risposta dell’uomo).

v.1: “Alleluia”: è l’acclamazione liturgica che si trova premessa a questo salmo e a quello che segue (12). Essa si trova annessa (alla fine) ai Salmi 104, 105, 115, 116, 117; mentre nei Salmi 106, 113, 135 e 146-150 essa si trova sia all’inizio che alla fine. La sua appartenenza al testo, in questo Sal 111 (come nel 112), è chiaramente esclusa dall’acrostico alfabetico che inizia appunto con il verbo “renderò grazie”.

vv.2-10b: viene ora la celebrazione innica che ha per tema la sapiente, oltre che potente, conduzione “a salvezza”, da parte di Dio, del suo popolo (vv. 2 e 6), nonché la “rettitudine” dei suoi precetti (vv. 7-8), vista come riflesso della “santità” del suo nome (v. 9a).

v.4: “Ha lasciato un ricordo dei suoi prodigi”: il dovere per Israele di “ricordare”, soprattutto nell’attualizzazione liturgica, le opere “meravigliose” della divina salvezza, è inculcato in modo particolare dalla parentesi deuteronomistica (cfr. Deuteronomio 6,5-6) e dai Salmi della fedeltà Jahwistica che ad essa s’ispirano (cfr. Salmi 78,5; 81,5-6). 

v.5: “Egli dà il cibo…”: la voce “cibo” nel Testo Masoretico di per sé significa: preda, bottino, provvista. Oltre al riferimento storico della manna e delle quaglie di Esodo 16 e Numeri 11, si evidenzia sia la gratuità del dono (“dà”) che la sua quotidianità. Dio, infatti, come lo ha dato allora, lo dà tutti i giorni, perché “si ricorda sempre della sua alleanza” (cfr. Salmi 81,17; 136,25; 147,14).

v.6: “Gli diede l’eredità delle genti”: il dono della terra promessa, insieme al prodigioso sostentamento del popolo d’Israele liberato dalla schiavitù d’Egitto, è il punto culminante del tema dell’Esodo (cfr. 15,17).

vv.7-8: Professando la “stabilità, fedeltà” (verità) e l’equità (diritto) delle opere di Dio, precedentemente accennate, il salmista applica le stesse qualità alla Legge. Facendo un paragone dice che come le sue opere sono stabili e giuste, così anche i suoi vari precetti.

v.10: “Principio della saggezza è il timore di Dio”: “principio” più che nel senso di “inizio” è da vedersi nel senso di “massima espressione, culmine” della sapienza, che è completa conoscenza della realtà. Il “timore di Dio”: esprime la risposta riverenziale, religiosa, di fede, a Dio che si manifesta all’uomo. A conferma dell’interiorità del rapporto religioso inculcato nella presente celebrazione innica, viene una sentenza sapienziale di grande importanza: l’intimo riconoscimento della divina trascendenza, unito alla condotta ad esso conseguente, è somma sapienza (= “principio”).
- “La lode del Signore è senza fine”: come la giustizia del v. 3b, con cui il v. 10c fa inclusione, anche la lode di Dio non ha fine. L’espressione è un atto di fede e un augurio nello stesso tempo.