XXIX Domenica del Tempo Ordinario

XXIX Domenica del Tempo Ordinario

Qui., 19 Out. 17 Lectio Divina - Ano A

È brutto trovarsi nelle situazioni in cui qualsiasi cosa si dica o si faccia viene usata contro di noi. Non è purtroppo difficile farne esperienza al lavoro, in famiglia, in parrocchia e a volte anche nelle comunità religiose. Gesù, nel brano che oggi la liturgia ci propone, viene messo anche lui alle strette dai farisei.

Matteo, dopo due capitoli (19-20) destinati prevalentemente ai discepoli – e dunque a chi ha intrapreso il cammino di sequela a Lui -, sfrutta altri due capitoli per raccontare episodi di rifiuto. Si stanno inasprendo i toni tra i capi del popolo d’Israele, le guide e Gesù. Il tutto avrà come culmine il rifiuto totale che porterà alla condanna a morte di Gesù. Anche i farisei hanno dei discepoli e forse, non sentendosi a posto con la coscienza, non hanno il coraggio di affrontare faccia a faccia chi li smaschera alla prima parola. Usano gli altri, sfruttano la fiducia di chi si fida di loro, agendo da vigliacchi. Chissà se anche noi facciamo così, lanciando il sasso e tirando subito indietro la mano.

È interessante chiedersi subito: ma perché lo vogliono trarre in inganno? Forse, come spesso accade, usa e dice parole troppo scomode per essere accolte, perché scomodanti, perché chiedono un cambiamento. E quando non si vuole affrontare un problema, il primo tentativo e la via più facile è quello di eliminarlo dall’origine. La risposta del Signore è da signore! Infatti non elude la domanda, facendo finta di non aver capito, chiedendo altro per raggirare il tranello. No, no! Punta al cuore, alla profondità della posta in gioco. Chiede il senso autentico, il criterio d’azione anche in quel contesto apparentemente ambiguo.

O Sapienza,

che esci dalla bocca dell'Altissimo,

ed arrivi ai confini della terra,

e tutto disponi con dolcezza:

vieni ad insegnarci la via della prudenza.

Sì, grande è la Sapienza del Signore, come recita la prima antifona “O”, grande l’abilità di arrivare al dunque con dolcezza e non con la stessa prepotenza con cui era stato accostato. Grande la prudenza nel rispondere, quasi a dire: non ci casco, ma vi insegno lo stesso qualcosa. La risposta al quesito posto da Gesù appare anche tutto sommato scontata, facile, elementare: a ciascuno il suo, potremmo tradurla con termini diversi. In realtà la posta in gioco è ben più alta. Dio è l’origine di ogni dono e di ogni cosa e tutto va subordinato a Lui, il rischio altrimenti è quello di crederci noi i creatori. Questo, incarnato nella vita, significa vivere tutte le dimensioni secondo questa prospettiva: siamo creature e dunque fratelli, chiamati all’altruismo e non all’egoismo. Il potere, e ognuno ha un suo ruolo che può diventare potere (nel rapporto con il coniuge, con i figli, con le consorelle, al lavoro…), può farci cadere in un grosso errore: quello di poter disporre liberamente dell’altro, solo per i nostri scopi. Il Signore ci ricorda ancora l’ordine da dare alle cose. Non solo. Non basta sentirsi dei buoni cristiani perché si va a messa la domenica, aderendo alla fede in modo puramente formale. Sarebbe troppo facile! Cristo ci invita non a fare ma a essere cristiani sempre. Don Bosco diceva ai suoi ragazzi dell’oratorio di Valdocco: “Desidero che siate buoni cristiani e onesti cittadini!”. Allora pagare le tasse, rispettare i limiti di velocità, le regole di convivenza civile, essere persone oneste leali, fa di noi dei veri cristiani, in nome di quel Dio che ci ha creati a Sua immagine.

Anche la prima lettura ci aiuta a capire la grandezza di Dio “Io sono il Signore e non ce n’è un altro, fuori di me non c’è altro Dio” (Is 45,5a). Lui guida la storia, a volte inaspettatamente ma sempre prontamente come è stato con il Re Ciro di Persia, straniero, pagano ma un ottimo strumento di cui il Signore si è servito per far rientrare il popolo d’Israele dall’esilio e sosterrà la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme. Niente può essere d’ostacolo per la realizzazione del Suo progetto di Salvezza!

La seconda lettura è tratta dall’esordio della prima lettera ai Tessalonicesi, la più antica di tutto il Nuovo Testamento. San Paolo, dopo una primo, veloce e difficoltoso annuncio nella comunità di Tessalonica, riceve buone notizie del suo andamento. Le sue fatiche non sono state vane. Paolo riconosce che non è solo la parola che opera ma la forza dello Spirito Santo che è in grado di dare forza e vigore anche alle realtà più deboli. Che questo avvenga anche nelle nostre comunità!

Alla fine di questa meditazione possiamo pregare con le parole della Colletta:

fa’ che nessuno di noi abusi del suo potere,

ma ogni autorità serva al bene di tutti,

secondo lo Spirito e la parola del tuo Figlio,

e l’umanità intera riconosca te solo come unico Dio.

Qualche domanda per la riflessione personale:

  • * Come mi comporto con i fratelli? Abuso di loro?
  • * Come VIVO “da cristiano”? Part-time o full-time?
  • * Do il giusto ordine alle varie dimensioni della vita, mettendo Dio realmente al primo posto?