XXXII Domenica del Tempo Ordinario

XXXII Domenica del Tempo Ordinario

Seg., 30 Out. 17 Lectio Divina - Ano A

Fate attenzione, vegliate (agrypneîte, vigilate) … è il monito che caratterizza le tre parabole che la Chiesa ci propone in queste ultime domeniche dell’anno liturgico.

Non sappiamo quando il Signore ritornerà: come deve essere la nostra attesa? Come vigilare? E nello specifico della parabola di questa domenica: cos’è la prudenza/saggezza?

La parabola prende spunto da usanze matrimoniali del tempo quando il fidanzato si recava, al tramonto, a casa della fidanzata che lo attendeva con alcune amiche. Ma qui la sposa non c’è e lo sposo arriva in piena notte: l’attesa della venuta del Signore, lo Sposo, si prolunga ...

v.1 - 2 Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge.
L’inizio della parabola è tipico di Gesù e subito viene precisato l’essenziale della parabola: cinque vergini sono stolte e cinque prudenti/sagge. Stoltezza o prudenza. Dov’è la differenza? Occorre prepararsi all’incontro con lo Sposo, con il Signore, prendendo con sé l’olio. Il saggio è colui che ascolta la Parola e la fa, la mette in pratica. Lo stolto ascolta ma non mette in pratica. Saggio quindi è la persona prudente, che è vigilante, sa vedere prima e si prepara.

v.5 – 9 Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Poiché lo Sposo tardava…”: è questo il particolare che dà il senso alla parabola, soprattutto agli orecchi dei lettori contemporanei dell’evangelista Matteo. Il problema è il ritardo della parusia ossia della venuta finale di Gesù. E noi, cristiani del terzo millennio, attendiamo ancora il Veniente oppure abbiamo perso l’entusiasmo per il ritorno di Gesù, lo Sposo? Abbiamo l’olio del desiderio dell’incontro con il Signore?

“… si assopirono tutte e si addormentarono”. Tutte e dieci le vergini si addormentano, sono vinte dal sonno, tutte dormono! Qual è la vigilanza a cui Gesù vuole ci vuole spingere? In effetti tutte si assopiscono e dormono: dove la differenza tra le stolte e le sagge?

Nella notte irrompe una voce: “Ecco lo Sposo! Andategli incontro!”. Questo grido giunge improvviso a mezzanotte, l’ora più inattesa, l’ora in cui il Signore viene e ci sorprende come un ladro nella notte, (cf. Mt 24,43; 1Ts 5,2-4; 2Pt 3,10; Ap 3,3; 16,15). Nell’udire questa voce forte, tutte le vergini, come si erano addormentate, così si svegliano, “risorgono” (verbo egheíro). E qui si evidenzia la differenza. Le cinque stolte non hanno con sé l’olio, dunque sono obbligate a chiederne alle altre cinque.

Si sentono però rispondere: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto a comprarvene”. Sembra una risposta egoistica, una risposta dove manca la carità. Ma non è così! Matteo ci vuole ricordare che nel giudizio finale ognuno dovrà rispondere per sé, non ci sarà più il tempo per aiutare e/o per essere aiutati: non si può più rimediare a quanto non fatto per tutta una vita. L’olio lo dobbiamo avere, non possiamo pretenderlo e neppure ci può essere dato: l’incontro con il Signore della storia va preparato per tempo. Occorre tener vivo il desiderio dell’incontro con il Signore.

v.10 – 12 Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Alla fine arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “Amen, io vi dico: non vi conosco”.
Ecco lo Sposo che arriva! E con lui entrano solo le cinque vergini sagge, coloro che sono pronte, preparate senza attendere altro tempo. E la porta si chiude: chi c’è entra alla festa di nozze e chi non c’è è fuori. Di ritorno dall’acquisto dell’olio anche le altre cinque vogliono entrare e chiamano con insistenza. Terribile la risposta: “Amen, io vi dico: non vi conosco”. È una formula con la quale all’interno di una scuola rabbinica il maestro dichiara di non aver nulla a che fare con il suo discepolo. Ci si autoesclude perché non si è fatta la parola ascoltata, non si è messo in pratica quanto si è ascoltato. Nell’ultimo giorno Gesù il Signore, lo Sposo metterà in luce la verità della nostra vita: il giudizio su noi stessi lo facciamo fin da ora con le nostre scelte e i nostri comportamenti.

Occorre fin da ora fare quella misericordia che è la “giustizia superiore” (cf. Mt 5,20): è questo fare in maniera diversa che ci prepara all’incontro con lo Sposo che viene.

 

v.13 Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.
La conclusione di Gesù è un ammonimento forte per noi. La vigilanza diventa il sale di tutto l’agire, la luce del pensare, ascoltare e parlare di ciascun uomo. Ricordiamo l’acuta comprensione di un padre del deserto, Abba Poemen: “Non abbiamo bisogno di nient’altro che di uno spirito vigilante” (Apoftegmi dei padri del deserto, Collezione alfabetica, Poemen 135). E il grande Basilio: “Che cosa è specifico del cristiano?” “Vigilare ogni giorno e ogni ora ed essere pronti nel compiere pienamente la volontà di Dio, sapendo che nell’ora che non pensiamo il Signore viene (cf. Mt 24,44; Lc 12,40)” (Regole morali 80,22).

Siamo chiamati a vivere con responsabilità, concentrandoci su ciò che davvero conta.

Vigilare, vegliare, è un movimento dell’intero essere umano, è raccogliere tutte le nostre forze per orientarle totalmente verso qualcosa. Vigilare, vegliare è andare verso il Signore che viene con le lampade del desiderio accese lottando ogni giorno per non lasciarci appesantire dalla monotona quotidianità. E in questo è fondamentale vivere in una dimensione di preghiera. Allora sperimenteremo che è il Signore stesso, che ci ama con tenerezza e misericordia, che ci viene incontro per completare in noi quanto ha già iniziato (cf. Fil 1,6).