Esaltazione della Santa Croce

Esaltazione della Santa Croce

Qui., 09 Set. 21 Lectio Divina - Ano B

La Croce, icona del Crocefisso, è simbolo del mistero pasquale di Cristo, riassume la totalità del mistero redentore e annuncia che, se porteremo dietro di Lui la nostra croce e moriremo con Lui, vivremo anche con Lui che, innalzato da terra, trae tutti a sé. Se vogliamo mangiare il frutto di quest’albero della vita dobbiamo convertirci alla sapienza di Dio e non avere altro titolo di gloria all’infuori della croce di Cristo. L’opera del Verbo è diventata palese per mezzo di essa: in essa si rivela la profondità dell’amore di Dio che sorpassa ogni conoscenza.

Il centro del messaggio evangelico è la persona di Gesù, il Figlio dell’uomo innalzato, il Figlio di Dio crocefisso. L’adesione a Lui origina la vita e dà l’amore del Padre e ci fa figli, capaci di amare come siamo amati da Dio. Il Figlio dell’uomo innalzato è la vera icona che si apre sul mistero di Dio e dell’uomo, figlio nel suo Figlio.

La sezione di Gv 3,13-17 presenta una parte del monologo rivelatore che Gesù offre a Nicodemo, il cui tema è la salvezza, dono del Messia crocefisso. Ciò che Gesù si propone è aprire Nicodemo e ogni uomo al dono dello Spirito, che l’uomo da solo non può comprendere.

v.13: “Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo”. Il parlare di Gesù non è creduto (v. 11) sebbene egli sia l’unico ad essere disceso dal cielo, il solo autentico conoscitore di Dio e del suo amore; e ce lo fa conoscere rendendoci figli.
Dio è amore che discende nel Figlio fino a tutti gli uomini. Sul Figlio dell’uomo innalzato si è aperto il cielo, tanto per discendere come per salire: in Lui si verifica la discesa di Dio all’uomo e l’ascesa dell’uomo verso Dio, fino ad essere “Dio per partecipazione” (S. Giovanni della Croce) e amare come Dio.

vv.14-15: “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così è necessario che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna”. Gesù al v.12 aveva parlato di una possibilità di gradi della rivelazione: uno più comprensibile, a livello di “cose terrene”; e un altro più misterioso, riguardante la comprensione delle “cose celesti”, cioè il mistero della croce come opera dell’amore di Dio per il mondo.
Come Mosè innalzò ... così il Figlio dell’uomo è necessario. L’innalzamento è quello dell’uomo Gesù, Figlio di Dio fatto carne, sulla croce; chiunque guarderà a colui che è stato posto in alto, su un trono di dolore e di gloria, avrà la vita eterna, sarà salvo. Tale evento trova in Numeri il suo riferimento profetico: “Il popolo venne da Mosè dicendo: abbiamo peccato. Prega Dio che ci liberi. Mosè pregò per il popolo, e Dio rispose: fa un serpente e mettilo su un palo; chi, dopo essere stato morsicato, lo guarderà, vivrà. Mosè fece un serpente di rame e lo mise sul palo: chi lo guardava viveva (21,6-9)”. Il Targum parafrasa così il testo: “Chiunque elevava gli occhi sul serpente di bronzo e si volgeva con gli occhi del cuore al nome della parola di Jahvè, restava in vita”; e il libro della Sapienza: “Non perché lo contemplasse, ma solo per te, Salvatore nostro” (16,7)!
“È necessario che sia innalzato il Figlio dell’uomo”. Poiché è necessario che noi nasciamo dall’alto, è necessario che il Figlio dell’uomo sia innalzato. Gesù è il Messia soprattutto perché è innalzato sulla croce, come il serpente di bronzo sul palo. Rinasciamo dall’alto e conseguiamo la vita eterna attraverso la contemplazione amorosa di Gesù crocefisso e, prima ancora, contemplando Lui crocefisso, veniamo liberati dalla menzogna dell’antico serpente che ci ha privato della conoscenza di Dio e ci ha fatto fuggire da Lui. Il “quando sarò innalzato dalla terra”, di Gesù in Gv 12,32, trova qui la sua illuminazione: l’ultimo effetto della missione di Gesù infatti, come della natura che Gli è propria, è di attrarre a sé tutta l’umanità al modo di calamita, e di introdurla così nella vita eterna. Gloria di Dio è la salvezza dell’uomo: questo per Giovanni è il motivo esaltante e glorioso del mistero d’amore della Croce di Gesù.
Gesù è posto in alto per essere visto da tutti. La portata dell’opera di Cristo, con la sua passione e morte, è universale. Egli è davvero l’Agnello di Dio, “Colui che non commise peccato e Dio volle che si caricasse del nostro peccato, perché noi partecipassimo in Lui della santità e della comunione con Dio” (2Cor 5,21). Vedendo Gesù sulla croce non possiamo dubitare di questo amore infinito. La salvezza di Dio assume davvero il male dell’uomo in un modo divino, per amore, e lo perdona.

v.16: Il tema precedente viene ripreso e si amplia ponendo in luce la causa ultima che sta all’origine dell’innalzamento: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”. L’amore del Padre è la sorgente da cui sgorga, come dono, il Figlio unigenito, divenuto Figlio dell’uomo, perché, contemplando lui con occhi invocanti, nessuno vada perduto, poiché questa è la volontà del Padre e in ogni uomo zampilli la vita eterna, la vita stessa di Dio. La vita di Dio! Che è insieme capacità di amare come Dio, essere da Lui amati come figli nel Figlio e di essere eternamente con Lui. Questa è la “cosa del cielo” che Gesù voleva svelare!

v.17: Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui”. Il Padre, che è amore, manifesta il suo amore per il mondo intero inviando il Figlio a salvarlo e non a condannarlo. Il Figlio condivide lo stesso giudizio del Padre: Egli viene per salvare il mondo! In Lui tutto è vita e tutto ha fatto per la vita dell’uomo. Ma per Giovanni, è ovvio che nella scelta del presente, di accoglienza o di rifiuto di Colui che è venuto per salvare il mondo, l’uomo compie il proprio destino, una sorta di giudizio. Non esiste altra alternativa. Ciascun uomo è chiamato a decidere.

E Nicodemo? Rimane almeno per ora estraneo alla salvezza, perché è incapace di giungere alla fede. È l’emblema di tutti “i Nicodemo” non accoglienti Colui che è venuto dall’alto, che parla di ciò che ha visto e udito (cf 3,32). Sarà sufficiente che veda, e che vedano, il Figlio dell’uomo innalzato sulla croce (cf Gv 20,39) prima di poterlo accogliere?