Kyrie, eleison (Signore, abbi pietà)

Kyrie, eleison (Signore, abbi pietà)

Qui., 22 Out. 20 Formação litúrgica

Il canto “Kyrie, eleison!” fa parte dell’ordinario della Messa e si trova tra i riti introduttivi, nelle parti invariabili. Anche se non si canta deve essere comunque pregato, e non può essere sostituito da un “canto di richiesta di perdono”, che nella liturgia romana non è previsto.

Anche se l’invocazione “Kyrie, eleison” sembra un canto di richiesta di perdono, in realtà non lo è; si tratta di un’acclamazione cristologica al Kyrios (Signore, in greco) al quale la Chiesa chiede che interceda presso il Padre per noi e ci mostri la grandezza della sua misericordia. Per questo manteniamo il canto o la recita dell’acclamazione nella lingua originale greca.

Il Kyrie, eleison risponde alla dinamica dell’Atto penitenziale della Messa, in cui riconosciamo i nostri peccati: “Confesso a Dio onnipotente…  Poi riceviamo il perdono con la formula invariabile: “Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna”; infine acclamiamo Cristo Salvatore (il Kyrios) cantando Kyrie, eleison, convinti che soltanto la sua misericordia può salvarci.

Alla luce di questa spiegazione siamo in grado di comprendere che una cosa è l’Atto penitenziale e un’altra cosa il Kyrie eleison, sebbene nella riforma del Vaticano II sia stata inclusa nell’Atto penitenziale una formula in cui l’acclamazione Kyrie eleison, viene introdotta dentro lo stesso Atto penitenziale attraverso dei “tropi”, cioè piccole acclamazioni dirette a Cristo Salvatore; per esempio: Tu sei la via che riconduce al Padre: Kyrie, eleison.

Queste tre formule dell’Atto penitenziale ci danno la chiave per sapere quando dobbiamo cantare il Kyrie, eleison; però, come abbiamo cercato di dimostrare, non si tratta tanto di un canto di richiesta di perdono, quanto piuttosto di un’acclamazione a Cristo Salvatore. Da ciò si deduce che non è il caso di sostituire l’Atto penitenziale e il Kyrie con qualsiasi canto di perdono che possiamo trovare nei libri di canti, perché non riconosceremmo il nostro peccato, né la breve assoluzione pronunciata dal sacerdote, né acclameremmo a Cristo Salvatore; rischieremmo pertanto di far perdere forza alla nostra fede, perché in fin dei conti la Liturgia è la nostra fede celebrata in forma pubblica e in comunione con tutta la Chiesa. 

Un altro aspetto importante, liturgicamente parlando, è che se anche non si facesse l’Atto penitenziale non si deve assolutamente omettere il “Kyrie, eleison". Per esempio, nella Domenica delle Palme entriamo processionalmente in chiesa e, una volta che il sacerdote giunge all’altare, anche se non è stato fatto l’Atto penitenziale occorre ugualmente intonare il Kyrie; o quando si incorpora nella celebrazione eucaristica una delle Ore maggiori della Liturgia delle Ore (Lodi o Vespri) al termine della preghiera dei salmi, prima del Gloria (se c’è) e dell’Orazione Colletta, dovremmo cantare o recitare il Kyrie.

Occorre pertanto avere ben chiaro che il Kyrie eleison è un’acclamazione a Cristo e non un “pianto” per la nostra condizione di peccatori.

Così anche si comprende meglio perché molti compositori abbiano scritto Kyrie in “tono maggiore”, splendente ed arioso, per mostrare anche con la scelta di questa forma musicale la grandezza del Cristo Salvatore.

 Libera traduzione 
Originale: Oscar Valado http://elcientoporuno.blogspot.com/