Salmo 48

Salmo 48

Qui., 25 Jan. 24 Lectio Divina - Salmos

Nel Salmo 48 scorgiamo lo stesso tema di fondo del Salmo 46: tripudio e orgoglio degli abitanti di Gerusalemme per una clamorosa e inaspettata disfatta dell’esercito nemico ai piedi delle mura inespugnabili della Città santa. Ma mentre là si poteva cogliere in tutta la sua drammaticità l’evento salvifico, tanto più gioioso quanto più grave era stato il pericolo, qui abbiamo piuttosto una descrizione pacata, quasi una contemplazione dell’arcana bellezza di Sion, la quale altro non è che un riverbero della potente “salvezza” del suo divino Sovrano (v. 15).

Il Salmo appartiene al genere letterario dei “cantici di Sion” ed è un inno che celebra il monte santo come residenza del Re di Israele e luogo del suo Tempio. Oltre al simbolismo spaziale, urbano e cosmico, troviamo anche quello militare, significato da vocaboli come “altura”, “baluardo”, “fortezza” e dallo stesso appellativo dato a Dio di “Signore degli eserciti” (v. 9).

Il nome di Dio è ripetuto più volte: due come “Signore” (Jahwèh), otto come “Dio” o “Dio nostro”.

Tre concetti affiorano nel testo: bellezza, potenza militare, giustizia.

Dopo l’indirizzo introduttivo di lode a Jahwèh, Dio d’Israele, che è “grande” e Signore della sua capitale (v. 2), il salmista celebra la “bellezza stupenda” di Sion, resa inespugnabile dalla misteriosa presenza del Signore nei suoi baluardi (v. 4).

È dunque una professione di fede nella grandezza di Dio, colta particolarmente nella sua presenza attiva e salvifica verso la città di Gerusalemme.

Il monte Sion, che nel Salmo 50,2 è detto“splendore di bellezza”, qui viene celebrato come “altura stupenda” e “gioia di tutta la terra”: espressioni superlative, che vedono in Sion la fonte della più alta gioia che si possa immaginare, proprio in virtù del fatto che è dimora del Signore e città del Grande Sovrano (v. 3).

È Lui che si mostra come una fortezza inespugnabile“nei suoi baluardi”: alla lettera: “i palazzi”, che possono essere anche le abitazioni dei ricchi e dei principi, oltre alle fortificazioni di particolare consistenza sparse nelle varie parti della città (v. 4).

Per questo i re nemici, sebbene coalizzati, alla vista di quelle fortificazioni, rimangono “attoniti e presi dal panico”; fuggono e sono colti dalle doglie come di un parto, immagine plastica per descrivere simbolicamente dolori atroci e improvvisi (vv. 6-7). Non meno efficace e potente è l’immagine del “vento orientale”, come quello che prosciugò il Mar Rosso (cf Es 15,10) e che è capace di squarciare anche le grandi navi commerciali attrezzate per giungere fino alle remote sponde del Mediterraneo occidentale (v. 8).

La prodigiosa liberazione operata dal Signore è una conferma delle sue grandiose gesta salvifiche, che Israele celebra e tramanda: “Come abbiamo udito, così abbiamo visto” (v. 9). Sì, la grandezza che Dio ha dimostrato nel passato e che il popolo ha evocato nella fede come “ricordo-memoriale”, si è realizzata anche nel presente.

In questo contesto pacificato, la seconda parte del Salmo (vv. 10-15) ci introduce nel mezzo del Tempio, dove la celebrazione votiva della misericordia divina da parte del popolo diventa occasione di lode universale della divina munificenza, di gioia per Sion e Giuda, oltre che di riaffermata fiducia nella guida sicura di Jahwèh, che si manifesta nell’inespugnabilità della mura di Sion.

Si ripete perciò l’invito ad osservare la saldezza delle fortificazioni della Città, allo scopo di trarne per il futuro un motivo di sicurezza (oltre che di orgoglio). Tali espressioni compiaciute ricorrono, forse con motivazione diversa, anche in certi poemi babilonesi e nei racconti di vari popoli vicini a Israele. Tuttavia, i vocaboli usati qui fanno pensare ad una processione liturgica intorno alla città; e l’orante invita a contemplare le opere di difesa come segno visibile e tangibile della protezione divina.

Il versetto conclusivo è l’affermazione certa della custodia speciale del Signore per il suo popolo: “Questo è il Signore, nostro Dio, in eterno, sempre; Egli è colui che ci guida”; dove l’espressione “nostro Dio” richiama l’alleanza e fa inclusione col v. 2, professando esplicitamente l’eternità di Dio e ribadendo che soltanto Lui è il vero Pastore e l’unica Guida (cf Salmo 23).

Domande per la riflessione personale

  • Sappiamo riconoscere e contemplare le opere salvifiche che Dio compie nella nostra vita?
  • Gli permettiamo di essere Colui che ci guida?