XXVI Domenica del Tempo Ordinario

XXVI Domenica del Tempo Ordinario

Seg., 25 Set. 23 Lectio Divina - Ano A

Salvare l’apparenza o salvare i fatti?

«Meno male che non sono come loro, io almeno non mi comporto così»… Quante volte ci sarà capitato di pensarlo o di vederlo scritto in qualche commento sui social, quando si vede o si legge di quelle persone, che giudichiamo con durezza perché diverse da noi, perché non hanno un vissuto per niente in modo perfetto. Tutto sommato abbiamo bisogno di fare paragoni con queste persone, perché ci fanno apparire migliori e con ciò giustifichiamo tante altre nostre mancanze. Investiamo tante energie per apparire brave persone, salvare le apparenze, e molto meno nel concretizzare i nostri valori e ideali.

Il Signore però si pone su un piano completamente diverso e lo dimostra con questa parabola, che è rivolta ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo (Mt 21,23).

La parabola è costruita sulla contrapposizione della figura di due figli i quali, alla duplice richiesta fatta dal padre di andare a lavorare nella vigna, rispondono in maniera diversa. Il primo figlio risponde con un diniego, ma poi cambia parere, mentre il secondo acconsente subito, ma poi al suo entusiasmo non fa seguito alcuna azione. Due atteggiamenti contrastanti abitano in entrambi i personaggi. Entrambi però continuano a essere chiamati figli e questo offre già un enorme punto di riflessione: agli occhi del Padre siamo tutti suoi figli: prostitute, ladri, immigrati, poveri, ricchi, onesti, disonesti, ecc… tutti hanno la stessa dignità.

«Chi dei due ha compiuto la volontà del Padre?» La domanda sembra avere una risposta ovvia: il primo, ma Gesù non si accontenta di ricevere la risposta corretta e aggiunge altro: «In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli».

Questo mette in luce il significato del racconto: la realizzazione della volontà del Padre è il presupposto per diventare discepoli di Gesù, perché l’esperienza della fede non sia soltanto una formalità, ma anche verificata in una prassi d’amore. Essere credenti non può essere solo una modalità per compiacere Dio, ciò che conta è ciò che scegliamo in cuore oltre l’apparenza. Spesso l’intenzione di impegnarsi c’è, il problema è concretizzare; tutti ci accorgiamo di ciò che può far male, delle necessità intorno a noi, ma molto spesso c’è sempre qualcosa altro che ci frena dall’alzarci dal divano per cambiare le cose.

Il ricredersi del primo figlio mostra come la parola di Dio passa anche attraverso uno smentire la propria parola e la propria volontà; a volte è necessario ritornare sui propri passi per rimettere in discussione le proprie scelte. Infatti, la fede non ci chiede di non sbagliare o di non avere mai paure ed esitazioni, ma di riconoscerle, di riconoscere i propri sbagli, di ricredersi. In quel cambio di rotta interiore del primo figlio c’è l’audacia e il coraggio di guardarsi con verità per agire responsabilmente; non si lascia frenare dall’opinione altrui, ma decide di far qualcosa per non dare spazio a quella voce che dice «non ho voglia, tanto a cosa serve...» e prova ad andare in quel campo a metterci del suo, a fare la differenza.

Gesù a quel tempo parlava ai farisei, ma oggi i suoi interlocutori siamo noi. In noi possono abitare entrambi i figli: possiamo vivere momenti di stanchezza, sfiducia in cui diciamo sì per abitudine, ma anche momenti di conversione. Si può vedere Dio come un padre, un’autorità cui non si può disobbedire, ma dentro si prova rabbia e dissenso, oppure vedere Dio come un padre che ha un desiderio di bene per i propri figli, che però a volte è difficile da capire. Un padre cui potersi rivolgere con onestà, senza nascondere ciò che siamo e proviamo, ma provando a fare spazio alla sua voce e alla sua Parola; che ci rimette sempre in discussione, per affinare la nostra vista e vedere se ci stiamo allontanando o avvicinando a Dio, e avere il coraggio di alzarci dalle nostre comode sedie per cambiare.

 

Domande per la riflessione personale

  • In che modo assomiglio al primo figlio? Cosa mi frena?
  • Quale immagine di Dio Padre abita in me?

 

Bibliografia

G. Piccolo, Leggersi dentro con il Vangelo di Matteo, Paoline edizioni 2016.
B. Maggioni, Il racconto di Matteo, Cittadella Editrice 2000.
S. Grasso, Il vangelo di Matteo. Commento esegetico e teologico, Città Nuova 2014.
L. Saraceno, Immagini del regno. Leggere le parabole nel vangelo secondo Matteo, San Paolo edizioni 2014.