XXXI Domenica del Tempo Ordinario

XXXI Domenica del Tempo Ordinario

Qui., 02 Nov. 23 Lectio Divina - Ano A

Sulla cattedra di Mosè…”, cattedra dell’antica Alleanza, si sono seduti scribi e farisei. Essi, pur mostrando obbedienza alla Legge, hanno in realtà il cuore indurito e si preoccupano solo di apparire giusti e retti; in realtà, essi opprimono il popolo.

Nella Nuova ed Eterna Alleanza, sigillata nel Sangue del Signore Gesù, non si può essere così.

Lui ci ha insegnato a non vantarci delle nostre ricchezze e capacità; ci chiede invece di imitarLo facendoci servi gli uni degli altri per amore. Siamo infatti tutti fratelli, tutti amati di un amore unico dal Padre; in questo amore dobbiamo trovare la forza e la via per amarci gli uni gli altri, accoglierci e stimarci, nonostante le tante diversità.

Sulla cattedra della Nuova ed Eterna Alleanza si sale percorrendo la via dell’umiltà e della benevolenza. E questo vivere nell’accoglienza, nel servizio, nel rispetto ed amore reciproco, è il vero modo di ascoltare la Parola, traducendola in vita concreta e dando così gloria a Dio come testimoni gioiosi del Vangelo.

Il Profeta Malachia (I Lettura) è molto illuminante in proposito: “Non abbiamo forse tutti noi un solo Padre? Forse non ci ha creati un unico Dio? Perché dunque agire con perfidia l'uno contro l'altro, profanando l'alleanza dei nostri padri?” (2,10).

Al tempo del profeta, i sacerdoti, che avrebbero dovuto essere punto di riferimento per il popolo, si erano allontanati da Dio; il loro comportamento non era più di esempio e sostegno, anzi erano diventati di inciampo per i fratelli; ostacolavano il cammino del popolo sulle vie del bene; non erano di esempio e non erano imparziali. Perciò il Signore si era allontanato da loro e li aveva resi spregevoli davanti a tutti.

Già questa I Lettura ci pone domande inquietanti. Infatti, se sostituiamo il termine “sacerdoti” con il termine “cristiani”, possiamo chiederci: in un mondo ormai globalizzato e senza grande interesse per il Trascendente, qual è il nostro comportamento? Il nostro agire, il nostro modo di vivere è di sostegno o di inciampo per quanti attorno a noi si lasciano scuotere nelle loro coscienze ed alzano lo sguardo verso il Cielo? Possono trovare in noi testimoni del Signore Gesù, che è venuto per la gioia di ogni creatura umana? Viviamo nella parresia (= trasparenza e libertà di spirito) o nell’ipocrisia?

San Paolo nella II Lettura richiama i Tessalonicesi -e noi oggi- ad accogliere la Parola di Dio quale è veramente: Parola che opera nel cuore e nella vita, se accolta con fede, Parola che ci rende capaci di essere amorevoli verso gli altri come una madre che ha cura dei propri figli. Infatti, solo se permettiamo che la Parola operi in noi una conversione quotidiana, potremo divenire vere guide nella comunità in cui siamo chiamati a vivere: familiare, religiosa, cittadina, ecclesiale; guide che non salgono in cattedra e indicano l’Unico Maestro, il Signore Gesù morto e risorto per la nostra salvezza, con la loro testimonianza.

Come eco delle indicazioni di san Paolo, possiamo meditare anche ciò che scrive san Giacomo nella sua Lettera, spesso poco conosciuta da chi ha poca familiarità con la Bibbia:

«Deposta ogni impurità e ogni resto di malizia, accogliete con docilità la Parola che è stata seminata in voi e che può salvare le vostre anime.

Siate di quelli che mettono in pratica la parola e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi.

Perché se uno ascolta soltanto e non mette in pratica la Parola, somiglia a un uomo che osserva il proprio volto in uno specchio: appena s'è osservato, se ne va, e subito dimentica com'era. Chi invece fissa lo sguardo sulla legge perfetta, la legge della libertà, e le resta fedele, non come un ascoltatore smemorato ma come uno che la mette in pratica, questi troverà la sua felicità nel praticarla» (Gc 1, 21-28).

Gli scribi e i farisei conoscono la Legge, la sanno a memoria, ma… se ne ricordano solo per giudicare i comportamenti altrui! Ai discepoli, invece, Gesù chiede di vivere “con docilità” l’ascolto della Parola; di vivere come la Parola suggerisce e richiede, mettendo gli altri avanti a se stessi. In questo ascolto rientra l’obbedienza ed il rispetto per chi esercita l’autorità, anche qualora non sia all’altezza del suo compito. Pertanto, dice il Signore: «Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. […] Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini.» (Mt 23, 3.5).

Il cammino è arduo ma è tracciato chiaramente: richiede vigilanza da parte di tutti e coerenza specialmente per chi ha un compito di guida.

L’evangelista Matteo, che nel suo Vangelo riporta la severa invettiva di Gesù: “Guai a voi” verso scribi e farisei ipocriti (Mt 23), al cap. 5 ci indica la strada certa che Egli traccia per chi desidera seguirlo mettendosi in cammino per assomigliargli: “Beati voi!”; voi che siete miti, misericordiosi, affamati e assetati di giustizia… otto atteggiamenti (le Beatitudini) vivendo i quali siamo certi di poter essere testimoni di Lui, testimoni di speranza in un mondo ormai disperato.

Dove trovare la forza ed il coraggio per intraprendere la strada? Troviamo un aiuto nella preghiera del salmista (Sl 130/131):

“Signore, non si inorgoglisce il mio cuore

e non si leva con superbia il mio sguardo;

non vado in cerca di cose grandi…

Io sono tranquillo e sereno

come bimbo svezzato in braccio a sua madre …”

Si tratta di uno stile di vita quotidiano, di un atteggiamento da interiorizzare e vivere sempre di più, fino a quando busseremo alla porta del Cielo, poiché chi cerca di essere nella verità di se stesso sa bene che non ha mai finito di imparare, di convertirsi ad un’accoglienza più piena dell’Amore di Dio, da riversare sui fratelli che incontra giorno dopo giorno.

L’ignoranza delle Scritture – scrive san Girolamo – è ignoranza di Cristo. Un piccolo impegno, partendo da questa Liturgia, potrebbe essere quello di seguire il consiglio più volte ripetuto da Papa Francesco: tenere sempre a portata di mano, nella borsa o in tasca, il Vangelo e leggerne un piccolo brano al giorno, anche più volte al giorno. Questo ci aiuterebbe a familiarizzare con la Parola, a ruminarla spontaneamente durante le occupazioni quotidiane, a vivere di essa e così divenire astri splendenti in mezzo a una generazione perversa e degenere... (cfr. Fil 2,15).

Buon cammino!