Salmo 63

Salmo 63

Seg., 16 Abr. 18 Lectio Divina - Salmos

Questo salmo è sempre stato applicato a Davide errante nel deserto. Anche se si presenta senza un apparente ordine logico, questo salmo e dotato di splendide immagini, e i suoi diversi motivi letterari hanno provocato numerose interpretazioni: supplica, inno, ringraziamento, salmo regale. Tuttavia il genere della supplica individuale è stato preferito dalla maggior parte degli studiosi.
La menzione della ricerca (“sete”) di Dio (v. 2) e della “grazia” (v. 4) fanno sì che questo testo, unitamente ai Salmi 16 e 73, raggiunga le vette teologiche più alte dell’A.T. Il simbolismo è spaziale, temporale e fisico-somatico.

Genere letterario: lamentazione individuale con motivi di fiducia, di ringraziamento e regali.

Divisione: introduzione tematica (v. 2); ricerca di Dio e motivazioni (vv. 3-9); condanna dei nemici, gioia per il re e per chi è fedele a Dio.

v.2: Il versetto introduce il tema della ricerca di Dio, che pervade l’intero salmo. Prevale l’immagine dell’acqua e della sete, il tutto esposto in modo enfatico e altamente poetico.

v.3: “Così nel santuario ti ho cercato…”: il tempio è il luogo della preghiera personale e comunitaria liturgica. È il luogo della contemplazione della “gloria di Dio”, come aveva chiesto Mosè in Esodo 33,18-23. Ma mentre per Mosè non fu possibile, perché il Signore lo coprì con un manto mentre passava, per il salmista non è così. Egli non solo non lo copre, ma gli fa vedere la sua gloria, lo nutre (v. 6) e la sua mano destra lo sostiene (v. 9).

vv.4-9: L’orante, sapendo “per fede” che la sua attesa non andrà delusa, già pregusta la dolcezza del favore divino e si sente spinto ad intonare il canto di “lode”, cioè di ringraziamento (vv. 4-6), mentre riafferma con rinnovato vigore la sua fiducia nel divino sostegno.
v.4: “La tua grazia vale più della vita”: è una affermazione teologica di grande valore per l’Antico Testamento. Si tratta di un criterio teologico nuovo: la grazia di Dio è vista come valore superiore alla stessa vita dell’uomo, ritenuta dal pio Israelita come il più alto dei beni. La condiscendenza e l’amicizia divina danno il vero senso alla vita umana. Più volte si proclama nei Salmi il grande privilegio del giusto (specialmente se povero, afflitto, perseguitato) di essere oggetto della divina condiscendenza.
v.5: “Così ti benedirò…”: aperto da “così” come il v. 3, questo versetto esprime il proposito dell’orante di lodare il Signore per tutta la sua vita, facendo della lode la stessa ragione di vita (cfr. Sal 104,33; 146,2). La preghiera qui non è di petizione, ma esclusivamente di glorificazione (v. 6b). – “Alzerò le mie mani”: gesto classico dell’orante, che sebbene indichi in genere supplica, qui esprime lode (Sal 28,2; 44,21; 88,10: 134,2; 141,2).
v.6: “Mi sazierò…”: la contemplazione del Signore sazia, nutrendo l’orante come nella partecipazione a un lauto banchetto. Egli desidera saziarsi sempre nella contemplazione e ringraziare nel giubilo il Signore.
vv.7-9: “Nel mio giaciglio di te mi ricordo…”: il salmista, aprendo il suo animo, confessa la sua esperienza di intima unione con il Signore. Si ricorda di lui anche di notte, e pensando all’aiuto ricevuto dal Signore non può fare altro che continuare a gioire e a stringersi a lui, cosciente che la sua destra provvidente continuerà a proteggerlo.
v.9: “la tua destra…”: è simbolo della forza e potenza di Dio nel proteggere i suoi fedeli.

vv.10-11: Con gli auspici di castighi contro i nemici, che qui sono propriamente delle predizioni, data la certezza che ne ha il salmista, si riapre e, nello stesso tempo, si chiude la lamentazione.
v.10: “Ma quelli che attentano…”: l’espressione enfatica apre questi ultimi versetti, fortemente contrastanti a livello di immagini con quelli precedenti. A una visione di pace, di gioia e di intimità con il Signore segue una prospettiva di morte infamante.
– “nel profondo della terra”: si designa così il mondo degli inferi, cioè lo Sheol (cfr. Ez 32,18-24; Sal 86,13). Qui indica la morte.
v.11: “Diverranno preda di sciacalli”: lo sciacallo è considerato un animale funebre anche nella civiltà egiziana, per il fatto che si aggira tra i cadaveri. Dare qualcuno in pasto agli sciacalli è un castigo più grave della stessa morte, perché nella concezione ebraica si nega così al defunto anche un minimo di sopravvivenza nel regno delle ombre.

v.12: “Chi giura per lui…”: il giuramento per il Signore corrisponde a una professione di fede. Con l’espressione “chi giura per lui” si indicano tutti i fedeli del Signore, che uniti al re si contrappongono ai nemici del salmista, visti come mentitori e spergiuri in quanto, nemici anche di Dio, giurano per le false divinità.