Salmo 64

Salmo 64

Seg., 16 Abr. 18 Lectio Divina - Salmos

Questo salmo mostra un innocente liberato da un complotto di malfattori e descrive, di conseguenza, il castigo dei calunniatori. Insieme al Sal 54 può essere considerato un modello per il genere delle “suppliche individuali”, cui si accenna specificamente nel v. 2. I suoi tratti sono piuttosto generici, sebbene si adoperino immagini simboliche molto vivaci. L’azione si muove intorno al triangolo classico dei tre personaggi: Dio, io (= l’orante), essi (= i nemici). Da segnalare l’immagine di Dio arciere (v. 8)! La simbologia è prevalentemente bellica, ma c’è anche quella somatica e della parola.

Genere letterario: supplica e lamentazione individuale.

Divisione: appello introduttivo (vv. 2-3); congiura dei nemici (vv. 4-7); loro sconfitta (vv. 8-9); conclusione: lode corale (vv. 10-11).

vv.2-3: La lamentazione è introdotta, come spesso accade nelle composizioni del genere, da un appello alla divina “attenzione” e da una pressante richiesta di liberazione dal pericolo incombente.
v.2: “del mio lamento”: alla lett.: “nel mio lamentarmi”. Il lamentarsi è in genere nascosto, è un sussurro, come la preghiera di Anna, madre di Samuele, al santuario di Silo (1Samuele 1,15-16).
v.3: “congiura… tumulto…”: il salmista chiede protezione contro le macchinazioni dei suoi nemici, che in segreto preparano un complotto contro di lui.

v.4: “affilano la loro lingua…”: c’è la figura della metonimia. La lingua è paragonata metaforicamente alla spada, che è simbolo del parlare sprezzante, e le parole sono assimilate alle frecce (cfr. Sal 55,22; 57,5). Secondo la legge del taglione, la freccia divina (v. 8) risponde alla freccia della parola cattiva (v. 4). Come spesso accade nei Salmi di lamentazione, la lingua appare come uno strumento micidiale di offesa, simile alla “spada”, mentre le parole sono paragonate a “frecce” mortali. Forse qui si tratta di accuse presentate in tribunale contro l’innocente, dalle quali egli chiede a Dio di essere prosciolto.
– “parole amare”: sono le accuse false presentate in tribunale, o le calunnie e le diffamazioni che amareggiano l’innocente.
v.5: “l’innocente”: il salmista si definisce qui “innocente”, “integro”; nel v. 11 si chiamerà anche “giusto”.
v.6: “Si ostinano nel fare il male…”: alla lett.: “si fanno forti del loro agire male”. Il versetto sottolinea la caparbietà dei nemici nell’operare il male. Essi inoltre si incoraggiano a perseverare nelle loro scelte perverse, sfidando anche Dio.
v.7: La traduzione del versetto è congetturale a causa della corruzione del testo.
– “un baratro è l’uomo e il suo cuore un abisso”: si tratta probabilmente di un detto o di un proverbio e può richiamarsi a Geremia 17,9-10.

vv.8-10: Sotto forma di narrazione il salmista descrive la futura disfatta dei nemici come cosa già accaduta, e ciò in base alla sicurezza che gli proviene dalla sua incrollabile fiducia nell’intervento divino.
v.9: “la loro stessa lingua…”: è la tesi della “nemesi immanente”, che ricorre spesso nei passi imprecatori dei Salmi di Supplica.
– “scuoterà il capo”: solitamente è un gesto di scherno e commiserazione per i nemici che, andando contro l’innocente, hanno sfidato Dio. Si vede che la sconfitta dei nemici è avvenuta sotto gli occhi di tutti (cfr. Sal 22,8). Il gesto è riferito in genere a sfavore del giusto sofferente da parte dei suoi nemici (cfr. Sal 22,8), passo richiamato dagli Evangelisti per Cristo sulla croce; ma qui il gesto di scherno è attribuito a benpensanti, in difesa dell’innocente e a ignominia dei suoi persecutori sconfitti.

v.11: La lamentazione si conclude con una nota di gioia riguardante i giusti e i retti di cuore; per una simile conclusione vedi il Sal 32,11.

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