Salmo 30

Salmo 30

Qua., 10 maio 23 Lectio Divina - Salmos

Il Salmo 30 è un inno di ringraziamento per la salute recuperata dopo una grave malattia. Il salmista, guarito prodigiosamente quando era ormai sull’orlo della tomba, esprime a Dio la sua gratitudine e nello stesso tempo vuol rendere partecipi i fratelli di fede del salutare ammaestramento che ha tratto dalla sua esperienza: l’ingannevole sicurezza dell’uomo provoca il disgusto divino; la divina misericordia, implorata con fede ed umiltà, lo trae fuori dal baratro, mutando il lutto in festa, il dolore in gioia.

Il Salmo, a cui va riconosciuta una notevole antichità, fu utilizzato al tempo della rinascita maccabaica (II sec. a.C.) per la liturgia della dedicazione del tempio, secondo l’esplicita indicazione nel titolo; è una lirica originale per la simbologia e le emozioni che riesce a suscitare.

Strutturalmente si fonda su varie antitesi, come per esempio: “risalire e scendere” (v. 4), “collera per un istante e bontà per tutta la vita” (v. 6), “sera - mattino”, “pianto - gioia” (v. 6), “lamento - danza”, “veste di sacco - abito di gioia” (v. 12).

Il genere letterario è quello del ringraziamento individuale, con motivi innici; si divide in quattro parti: lode a Jahwèh per la guarigione ottenuta (vv. 2-4); invito alla lode rivolto ai pii devoti (vv. 5-6); narrazione (vv.7-13); conclusione (v. 13).

Il Salmo inizia con un’affermazione caratteristica del genere innico; probabilmente il salmista si trova già nel tempio per il suo ringraziamento e racconta come per la sua grave malattia sentisse la sua anima (=vita) già sepolta nello Sheòl (Inferi). La guarigione ottenuta equivale per lui ad una resurrezione, come appare più chiaramente nel secondo emistichio del v. 4: “Mi hai dato vita”. Con termini temporali di particolare efficacia: “un istante” e “tutta la vita” nel v. 6 viene rievocata l’immagine tipicamente biblica del Dio “paziente e largo di misericordia”.

Nel v.7 il salmista ritorna con il pensiero al passato e descrive la varie fasi attraverso le quali è passato: dall’eccessiva sicurezza di sé, anche se fondata sul divino favore: “Nella mia prosperità ho detto: Nulla mi farà vacillare” all’esperienza dell’allontanamento di Dio e all’appassionata invocazione del suo intervento salvifico. Particolarmente doloroso per lui è il fatto che Egli ha “nascosto il volto” (v. 8), espressione che significa: aver perso il suo favore.

L’orante però non si scoraggia, grida al Signore e porta a Dio nella sua supplica un argomento “d’interesse” che dovrebbe avere una particolare forza persuasiva: “Quale vantaggio dalla mia morte”? (v. 10); con la scomparsa di uno che ha dedicato tutta la sua vita al servizio e alla lode divina, Dio non può avere alcun guadagno; al contrario sarà una vera perdita, data la mancanza nell’Antico Testamento della prospettiva ultraterrena. Con un ragionamento di tipo apologetico ed economico ribadisce che solo da un suo fedele vivo Egli può ricevere la lode; i morti infatti, in quanto ombre evanescenti, non possono più farlo.

La constatazione di essere stato esaudito consente al salmista di danzare, lo libera dagli abiti tradizionali del lutto e della penitenza indossate nelle liturgie di dolore e di espiazione: "la veste di sacco" (v.12) e lo spinge a “cantare senza posa” (v.13). Il Salmo, iniziato con un’affermazione celebrativa del genere innico, si chiude con un canto di lode che nasce dall’intimo e che durerà per sempre.

 

Lettura cristiana

Questo Salmo riceve piena luce dalla risurrezione di Gesù, che ha attraversato la sofferenza e la morte per rendere gloria al Padre e per essere primizia di ciò che ciascuno di noi è chiamato a diventare nel suo Regno di luce e di pace.

San Paolo, in Romani 8,12, ci offre la visione ottimistica della “temporaneità” delle sofferenze presenti e della durata senza fine della gloria futura.

 

Domande per la riflessione personale

  • Qual è il mio normale comportamento nelle circostanze di prova, malattia o altre difficoltà?
  • Ho la virtù della pazienza nell’aspettare con fiducia e speranza l’aiuto da parte del Signore, sapendo che “alla sera sopraggiunge il pianto e al mattino, ecco la gioia”?
  • Come il salmista, sono capace di dire e poi mantenere la promessa: “Signore, mio Dio, ti loderò sempre”?
  • La mia vita abitualmente è orientata alla lode e al ringraziamento verso il Signore, più che alla petizione e richiesta di favori e doni di vario genere?
  • Mi sento veramente “protetto” dalla bontà del Signore, oppure pongo la fiducia soltanto in me stesso?