XXXII Domenica del Tempo Ordinario

XXXII Domenica del Tempo Ordinario

Sáb., 11 Nov. 23 Lectio Divina - Ano A

O Dio, voce che ridesta il cuore,
nella lunga attesa dell'incontro con Cristo tuo Figlio
fa' che non venga a mancare l'olio delle nostre lampade,
perché, quando egli verrà,
siamo pronti a corrergli incontro
per entrare con lui alla festa nuziale.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

 

La preghiera Colletta è una sintesi sublime della Parola del giorno, la domenica XXXII, penultima del tempo ordinario; vi si trovano immagini e concetti che anticipano le caratteristiche dell’ormai prossimo tempo di Avvento.

Si apre con l’invocazione: “O Dio, voce che ridesta il cuore”... La voce di Dio chiama ciascuno di noi e va dritta al centro della nostra esistenza, riportandoci alla consapevolezza, al moto, alla vita. Ci svegliamo dal torpore in cui eravamo caduti, usciamo dalla comodità dell’inconsapevolezza in cui eravamo scivolati, fuori dalle responsabilità.

L’immagine della Voce che sveglia chi era nel sonno rimbalza in molti passi della Scrittura: “Allora il Signore chiamò «Samuele!» e quegli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!»” (1Sam 3, 4-5). Samuele sente il Signore bussare alla sua porta interiore e si mette a conversare con lui, pur non sapendo chi sia e imparando così a conoscerlo e a conoscersi.

Una voce! il mio diletto! Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline” (Cantico, 2, 8): all’udire la voce dell’amato, Sulammita si mette sulle sue tracce, esce dalla propria stanza, esce dai propri pensieri.

«Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme» […] Prese la mano della bambina e disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: alzati!»” (Mc 5, 39.41). Qui Gesù richiama alla vita dal sonno eterno la figlia di Giairo.

In particolare il passo del Vangelo (Mt 25, 6) a cui la colletta della XXXII domenica fa riferimento è: “A mezzanotte si alzò un grido: «Ecco lo sposo! Andategli incontro!». Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade”. Tutte e dieci si erano addormentate, sia quelle sagge, sia quelle stolte, perché tutti noi viviamo nella debolezza, nella difficoltà della natura umana; e di nuovo tutte e dieci vengono svegliate dalla voce che annuncia la venuta dello sposo. La voce che riporta alla coscienza le vergini è molto simile a quella del giudizio finale descritta nella lettera dell’Apostolo Paolo (1Ts 4, 16): “Il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo”; voce che annuncia la seconda venuta del Figlio di Dio e fa risorgere dal sonno eterno.

Il testo della colletta continua ricordando “una lunga attesa dell’incontro con Cristo”; una sottolineatura che riguarda lo scorrere del tempo e il suo buono o cattivo impiego. Dalla Prima lettura e dal Salmo responsoriale provengono i riferimenti espliciti al tempo e ai tempi: “Chi si alza di buon mattino per cercarla (la Sapienza) non si affaticherà” (Sap 6, 14), collegata a “dall’aurora io ti cerco”, “così ti benedirò per tutta la vita” (Sal 62 [63], 2.5).

La sapienza nel gestire e regolare il tempo è in stretta relazione con il significato che si attribuisce alla vita, al suo valore, alle sue priorità. Come utilizziamo il tempo? Come ripartiamo le varie attività della giornata? Come stabiliamo le priorità tra le varie sollecitazioni? Il tempo si dovrebbe configurare come ritmo e come durata: come ritmo, quando è scandito dal lavoro, dal riposo e dalla preghiera ricorrente in alcuni momenti dedicati della giornata; come durata, quando è fedeltà al quotidiano, stabilità nella fatica e nella prova; proprio il contrario rispetto alla logica dell’emotività e dell’istante, che risponde al motto “tutto e subito”, facendoci perdere il senso della perseveranza e dell’attesa.

La Colletta, che raccoglie le intenzioni di tutti i fedeli e le porta a Dio, sfocia in un’invocazione centrale: “Fa' che non venga a mancare l'olio delle nostre lampade”. Al risveglio, le vergini preparano le loro lampade e, mentre le vergini sagge hanno con sé una scorta d’olio, le stolte non ne hanno e le loro lampade si spengono. La differenza sta qui: la saggezza non è rimanere svegli, ma essere pronti; non si è saggi perché si è sempre giusti, ma perché ci si è preparati seriamente e a lungo, senza che venga mai meno la speranza e l’amore di Dio, che è lo Spirito Santo, invocato, alimentato, lodato e ringraziato nella preghiera.

Quando arriva ciò che davvero conta nella nostra vita, siamo preparati grazie alle piccole cose che diamo e riceviamo: gesti di cura, di attenzione, di condivisione, di accoglienza, che abbiamo conservato in “piccoli vasi”...

La scorta di olio è il lavorio su se stessi e la cura delle piccole cose di ogni giorno. Così è stato per i santi: hanno curato le piccole cose, tenendo viva la fiamma dell’amore per Dio e per gli uomini. L’olio della preghiera e la fedeltà nelle piccole cose di ogni giorno tiene accesa la lampada dell’amore di Cristo: è la risposta al suo amore infinito per noi, alla sua misericordia; è la capacità di rispondere alla sua grazia.

La preghiera si conclude con l’auspicio di essere “pronti a corrergli incontro per entrare con lui alla festa nuziale.” Perché chi veglia, chi sa attendere e pensa sempre nel suo animo al giorno del ritorno del Signore e all’ora della propria morte, chi vive ogni giorno nell’amicizia di Dio, è saggio e saprà rialzarsi prontamente se per debolezza cade nel sonno. Come è proclamato nella Prima lettura, tratta dal libro della Sapienza: “Riflettere su di lei è intelligenza perfetta; chi veglia a causa sua sarà presto senza affanni” (6, 15). Dal Salmo 1 impariamo che è “Beato l’uomo che la sua legge (del Signore) medita giorno e notte”, vivendo ogni giorno come se fosse l’ultimo, quando saremo con Lui nelle nozze eterne, nell’abbraccio del Padre.