XXXIII Domenica del Tempo Ordinario

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario

Dom., 19 Nov. 23 Lectio Divina - Ano A

…Siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre”. Ci piace iniziare la riflessione sui testi della liturgia odierna con l’esortazione che San Paolo rivolge ai cristiani di Tessalonica. Siamo figli della luce e del giorno, tutti, dice l’Apostolo, nessuno escluso. Chiamati quindi a trasmettere questo gene che ci è stato donato; chiamati ad essere diffusori di luce, non di tenebre. Tutti e sempre: perché, dice ancora Paolo, “il giorno del Signore verrà come un ladro di notte… non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri”.

La sobrietà è vista come condizione di libertà: libertà dalle cose, dai falsi miti del denaro, del potere, del successo, dell’edonismo, del narcisismo… che ci fanno sprofondare nelle tenebre e non ci permettono di vedere con chiarezza perché, per chi, per che cosa siamo chiamati all’esistenza e in che cosa consiste la felicità autentica.

Tante sono le sirene che ci distraggono da un profondo ascolto di noi stessi, che non ci consentono di individuare la rotta della nostra esistenza. Soltanto un profondo e autentico ascolto di noi stessi ci consente di individuare i talenti che Dio, con immensa generosità, ha posto nel cuore di ciascuno.

Tutti, senza eccezione, abbiamo talenti da investire e far fruttificare. Gesù ce lo dice chiaramente nel Vangelo di questa domenica. Sta a noi scoprirli: infatti, dopo averli donati ai suoi servi, il padrone “parte per un viaggio”. Non sta lì a controllarli col fiato sul collo, né decide al posto dei suoi servi; anzi, lascia loro la massima libertà per capire il valore di ciò che hanno ricevuto ed investirlo, affinché quel valore cresca.

Un talento equivaleva a 30/40 Kg di oro: circa 500 milioni di euro… Anche chi riceve un solo talento ha moltissimo da poter investire!

Nel brano di Matteo Gesù prosegue dicendo che “dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro”. Dopo molto tempo… Dio ci dona tutta una vita per capire quale valore dare al tempo, per discernere cosa è necessario, distinguendolo da ciò che è utile.

Quante volte abbiamo detto o sentito dire che “il tempo non basta mai”... Ma per fare cosa? Spesso le nostre giornate sono scandite da ritmi insostenibili per raggiungere obbiettivi che poi rivelano tutta la loro fragilità e inconsistenza. Quante volte sacrifichiamo la qualità delle relazioni, il rapporto con il nostro coniuge, con i nostri figli, con i nostri genitori, con gli amici… inseguendo il mito del successo, costruendo quel piedistallo che possa farci sentire un gradino sopra gli altri... E con quale risultato? L’euforia del momento e spesso una profonda insoddisfazione nel tempo, perché confondiamo ciò che è necessario, o che percepiamo come tale, da ciò che è realmente utile alla nostra vita e alla vita di coloro che condividono il nostro cammino.

Come ci ricorda Papa Francesco nella sua ultima Esortazione Apostolica Laudate Deum, è la fede nel Dio Creatore di ogni cosa che ci spinge ad abitare le relazioni come dono e "trasforma la vita intera, trasfigura gli obiettivi personali, illumina il rapporto con gli altri e i legami con tutto il creato" (n. 61).

Rimproverando il servo che aveva sotterrato il talento che gli era stato affidato il padrone gli dice: “Avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse”. Chi potrebbero essere, per la nostra vita, i banchieri a cui affidare i talenti che abbiamo avuto in dono, per custodirli e farli fruttificare? Il primo banchiere è sicuramente lo Spirito Santo, che Gesù ci ha donato e che dimora nel cuore di ciascuno di noi; che parla al nostro cuore e alla nostra coscienza e permette a ciascuno di poter distinguere il bene dal male, il vero dal falso, il giusto dall’ingiusto, la pula dal grano, l’utile dal necessario… Un banchiere di cui ci si può fidare, che non inganna e non approfitta delle nostre debolezze e insicurezze.

Il Vangelo di oggi ci invita pertanto a metterci in ascolto dello Spirito; ci invita a guardare dentro di noi ma anche intorno a noi, a scoprire persone (sacerdoti o laici) in grado di accompagnarci nel discernimento spirituale, di decodificare i messaggi che lo Spirito di Dio, che abita in noi, ci invia per una vita ricca e piena di significato.

Nel libro dei Proverbi, che apre la Liturgia della Parola di questa domenica, l’autore sacro ci dice che la ricchezza non sta nelle cose, ma nelle persone. “Ben superiore alle perle è il valore di una donna forte… in lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto. Gli dà felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita…”.

Quanti talenti non investiamo! Diamo per scontato l’amore delle persone che ci circondano, la possibilità di fidarsi di loro, di poter contare sulla loro presenza e sul loro aiuto sempre e comunque… salvo poi renderci conto di quanto siano stati preziosi quando vengono a mancare. Custodiamo e facciamo fruttificare questi doni, perché “illusorio è il fascino e fugace la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare”.

Coltiviamo il dono della gratitudine, della riconoscenza. Apriamo il nostro cuore all’altro, affiniamo le nostre capacità di ascolto per intercettare il grido del povero. Procuriamoci “lana e lino” e “lavoriamoli volentieri con le mani… apriamo le palme al misero e stendiamo la mano al povero”, viviamo con gioia le fatiche di ogni giorno, consideriamo il tempo come dono prezioso da investire per essere come Gesù “luce per illuminare le genti e gioia per il popolo”, per ogni persona che incontreremo sul nostro cammino.

La beatitudine che ognuno di noi cerca, ci ricorda il Salmo di questa domenica, consiste nel “temere” Dio, cioè nel fidarsi di Lui che ci vuole bene e vuole il nostro bene, e nel camminare nelle sue vie. Un cammino sicuramente faticoso, perché Dio non agisce indipendentemente da noi o al posto nostro; prevede la fatica delle nostre mani, perché soltanto il coinvolgimento della nostra vita e l’investimento dei talenti che lui ci ha donato ci “renderanno felici e potremo godere del bene e delle benedizioni… per tutti i giorni della nostra vita”.

Ci piace concludere e affidare alla riflessione di tutti noi queste parole rivisitate da Simone Cristicchi, tratte da un’invocazione celtica: “Possa la via crescere con te, possa il vento essere alle tue spalle, possa il sole scaldare il tuo viso, possa Dio tenerti nel palmo della sua mano. Prenditi tempo per amare, perché questo è il privilegio che Dio ti dà”.

 

Domande per la riflessione personale

  • “Siamo tutti figli della luce” e chiamati ad essere “luce per illuminare le genti”: sono consapevole di questo dono e di questa responsabilità affidatami?
  • Quali sono le sirene che mi distraggono da un profondo ascolto di me stessa/o e non mi consentono di individuare la felicità autentica e la rotta della mia esistenza?
  • Spesso diciamo che il tempo non basta mai: ma perché, per chi e per che cosa lo spendo? Sono capace di distinguere ciò che è utile da ciò che è necessario?